L’intelligenza artificiale e la crittografia sono fondamentalmente due tecnologie agli antipodi. Sebbene negli ultimi tempi entrambe siano finite sulla bocca di tutti, la loro interazione è più simile a quella di due forze in conflitto che quella di due unità che vivono in simbiosi.
L’AI macina moli gigantesche di dati e crea contenuti in abbondanza, a costo zero. L’originalità dell’opera viene condensata nei prompt che forniamo in pasto ai modelli, ma l’output finale si perde comunque in una marea di contenuti simili e mediocri.
Dall’altro lato la crittografia garantisce l’autenticità di un contenuto. Tramite complessi algoritmi le informazioni vengono rese sicure, limitandone l’accesso e la loro modifica. Una transazione su una blockchain è immutabile, e ne garantisce l’unicità.
Allo stato attuale, queste due tecnologie difficilmente si amalgamano, e sembrano quasi agli estremi opposti. Un esempio di questa affermazione si trova nel mondo dell’arte.
L’AI ha già creato un’abbondanza di contenuti mediocri, difficili però da distinguere da quelli creati dagli esseri umani. La rete ormai è piena di immagini e articoli creati artificialmente, che ad una prima occhiata sembrano originali ma che in realtà sono frutto del rigurgito di qualche Large Language Model (LLM) 1.
Alla stessa velocità con cui cresce il numero di questi contenuti “machine made”, cresce anche la fame per contenuti genuini ed autentici “human made”. Contenuti cioè creati da esseri umani senza l’utilizzo di AI. È chiaro che la produzione di un’opera che ha richiesto tempo ed ingegno avrà sempre fascino ai nostri occhi. Anche se in futuro l’AI creerà come mole la maggior parte dei contenuti (artistici e non), quelli che avranno più impatto saranno quelli creati da persone in carne ed ossa. Sarà più valorizzato il dipinto fatto a mano da un pittore rispetto all’ennesima immagine creata tramite AI, per quanto bella e realistica essa sia.
Ed è qui che entra in gioco il mondo delle criptovalute. Un qualsiasi artista, che sia un autore oppure un musicista, dovrà garantire in qualche modo che la sua opera sia “human made” e che provenga effettivamente da lui. Non è difficile quindi pensare ad un utilizzo della crittografia per garantire tutte queste caratteristiche.
Un musicista potrebbe quindi pubblicare un suo brano in rete, e tramite algoritmi di crittografia asimmetrica (tipo PGP) 2 e DAO, garantirne l’autenticità e la distribuzione diretta ai propri fan.
È ininfluente la presenza di infiniti brani generati da AI simili ai suoi, gli utenti saranno guidati verso la sua creazione, unica ed originale.
È evidente che chi trarrà più beneficio da questo scenario futuro sarà l’artista che possiede una visione quanto più originale e fuori dagli schemi. Dobbiamo infatti tenere conto di due aspetti importanti riguardanti l’intelligenza artificiale.
Primo, i LLM futuri saranno allenati tramite contenuti che saranno man mano sempre più generati da AI. Questo crea un evidente loop negativo che strozzerà la creatività di questi modelli 3. Secondo, se tutti hanno accesso agli stessi LLM non c’è nessun vantaggio competitivo nell’utilizzarli nella produzione di contenuti originali.
È quindi evidente come sia fondamentale la creazione di un “bollino digitale” che garantisca i contenuti “human made”, che dovrà per forza essere creato utilizzando i principi crittografici delle criptovalute. Questo cripto-bollino andrà ad agire come una bussola, che in un mare di intelligenza artificiale indirizzerà le persone verso contenuti umani. Solo il tempo ci svelerà se questo approccio funzioni, e su come eventualmente possa effettivamente essere implementato.
1 https://it.wikipedia.org/wiki/Modello_linguistico_di_grandi_dimensioni










