Direttore responsabile: Giovanni Capaccioli

Una coscienza nazionale per un’Italia digitale

L’emergenza Covid-19 ha dimostrato la fragilità dell’uomo e dell’impalcatura tecno globalizzante all’insegna della libertà personale degli individui. Un processo in cui responsabilità e previsioni si sprecano davanti a migliaia di morti in tutto il mondo ed in cui la ripercussione economica rischia di destabilizzare i pilastri della società moderna. Una svolta culturale che ha modificato il paradigma della diatriba politico istituzionale e partitica all’interno di un mainstream culturale che ha riconosciuto essere indifeso e privo di contenuti per poter affrontare crisi similari.

Si parla infatti di digitale come panacea di ogni male senza avere coscienza nazionale che l’utilizzo della strumentazione digitale non significa creare una cultura ad essa legata capace di essere promotrice di quel plus valore che si sta cercando disperatamente per uscire dalla crisi economica del lontano 2008.

Comunicare significa conoscere, creare significa prevedere, ma utilizzare non significa approfondire: siamo infatti dinanzi al crollo completo della società del materiale finito (petrolio docet) per invece aprire le porta alla società dei servizi intesi non come prolungamenti di una necessità o di un bisogno materiale, ma come strumento condiviso, tracciabile, inclusivo e sicuro per il nostro essere cittadini.

Su questo indirizzo desidero infatti approfondire e affrontare il tema della blockchain da molti vista come cosa lontana e forse ignota, ma che oggi più che mai può essere sviluppata per rispondere alle necessità di un sistema complesso: una ricerca continua di certezze e di responsabilità in cui la coesione territoriale e la fornitura dei servizi rimangono decisivi per il mantenimento dell’identità di un luogo, di una popolazione, di un vivere comune e riconosciuto.

La blockchain rappresenta logicamente un’alternativa che sicuramente non sostituisce ma incrementa, non crea, ma allarga la possibilità di creare connessioni: oggi il flusso del denaro rappresenta una costante del nostro essere viventi e la necessità di esserci insieme nelle decisioni, nei fatti ci testimonia l’importanza che diamo all’immutabilità del dato nel tempo. La nostra creanza di esseri viventi non testimonia la rilevanza del fatto, se non in termini di giustizia e morali.

Il palcoscenico quindi della digitalizzazione forzata e il rischio di aumentare in maniera allusiva la responsabilità istituzionale ed economica nei confronti della società rischia di non essere esaustiva nei momenti cruciali come quello che stiamo vivendo oggi con l’emergenza Covid-19 in cui decidiamo e operiamo in una sorta di grande cielo nuvoloso.

Votare, decidere, comprendere sono passaggi culturali che nascono dalla consapevolezza degli interessi altrui nell’ottica del benessere della collettività che devono avere un percorso capace di essere razionale, produttivo e certo. La diatriba politica riconosce il grande valore del contenuto, la blockchain lo testimonia.

Su questa riflessione quindi significative potrebbero essere le indicazioni: il voto certificato, la tutela del diritto, la riconoscibilità digitale (ID), ma non sarebbe esaustivo il discorso dal punto di vista della profondità culturale sull’argomento. Il punto rimane quello dell’immutabilità: un tema difficile se non viviamo in una situazione emergenziale come un terremoto o un’alluvione in cui la decisione significa riconoscersi un ruolo super partes dove coscienza e potere decisionale devono avere la possibilità di non avere ombre di vaghezza e flussi di memoria storica troppo pesanti per rischiare di essere cancellati.

Qualcuno potrebbe dire “legge è legge”, ma l’interpretazione in quanto tale deve garantire trasparenza e riconoscenza e il rischio dell’ipertrofia legislativa rischia di spezzare questo equilibrio rendendo poco efficace la tutela degli ultimi che non hanno voce. Il digitale potrebbe abbagliare.

Ecco quindi una riflessione condivisa ad una scelta cruciale nella prossima stagione politica. Se infatti il digitale aumenterà in maniera esponenziale diritti e doveri delle persone, modificherà il ramo dell’industria, la socialità, il rapporto tra istituzioni e cittadini; chi verificherà fatti e atti del nostro molteplice essere consumatori e produttori di diritti e doveri se non saremo capaci di avere una tecnologia al passo con il nostro sviluppo? Pensiamoci.