Introduzione
Se quindici anni fa qualcuno ci avesse parlato di DeFi, probabilmente non avremmo preso l’argomento sul serio.
L’idea di un sistema finanziario completamente decentralizzato, basato su una tecnologia allora ai primi stadi di sviluppo come la blockchain, sarebbe sembrata poco più di un’utopia tecnologica, un sogno appassionante per i visionari e gli idealisti. Eppure, oggi, ci troviamo all’alba di quella che potrebbe essere considerata una delle trasformazioni più radicali del nostro sistema finanziario.
I numeri parlano chiaro: secondo quanto riportato da DefiLlama, il valore attuale degli asset dei protocolli decentralizzati ammonta a oltre 96,6 miliardi di dollari. Si tratta certo di numeri molto inferiori a quelli del sistema finanziario tradizionale: secondo uno studio di Visual Capitalist, il solo mercato azionario valeva oltre 109 trilioni di dollari nel 2023.
Ma essendo un sistema relativamente recente, i numeri della finanza decentralizzata andrebbero messi in prospettiva. Considerate che solo 6 anni fa, il valore dei protocolli DeFi ammontava a circa 20 mila dollari (!).
La DeFi non è più un concetto marginale, ma una realtà in crescita, che sfida le nostre nozioni tradizionali di banche, investimenti e di tutto ciò che riguarda il denaro.
Ma come siamo arrivati a questo punto? È davvero possibile che un’idea, una volta relegata ai confini dell’immaginazione di pochi, possa ora promettere di riscrivere le regole del gioco finanziario globale?
Lungi dal voler trattare la tecnologia blockchain e la finanza decentralizzata nel loro complesso (non basterebbe un libro!), questo articolo si propone di esplorare la DeFi come catalizzatore di un cambiamento più profondo, chiedendosi se stiamo assistendo a una rivoluzione o a un’evoluzione del nostro sistema finanziario.
Rivoluzione o evoluzione della finanza? Iniziamo dalle definizioni
Una rivoluzione è un cambiamento rapido, radicale e spesso irreversibile, che mira a rovesciare le strutture esistenti per dare spazio a nuove realtà. Le rivoluzioni si nutrono delle volontà dei più, ma sono solitamente iniziate da pochi.
Un’evoluzione potrebbe invece essere considerata una transizione, da un vecchio a un nuovo paradigma, un cambiamento graduale che non sconvolge certo i sistemi precedenti, ma che ha gli stessi effetti di una rivoluzione.
Le modalità fanno dunque la differenza. E dove dovremmo collocare la finanza decentralizzata?
La risposta non è semplice, poiché in realtà la DeFi si colloca, in parte, in entrambe le definizioni.
Se consideriamo il suo carattere inclusivo, il rifiuto del controllo, e il fatto che si tratti di un sistema iniziato da pochi, ritroviamo i caratteri della rivoluzione. Ma se guardiamo al modo in cui vengono effettuate le transazioni e alla tecnologia che regge questo nuovo sistema, possiamo allora dire che la DeFi rappresenta un’evoluzione più rapida, meno costosa e limitata del sistema finanziario tradizionale.
La finanza decentralizzata fonde dunque più concetti, si presta a varie interpretazioni, ma di certo riesce a unire le caratteristiche di un sistema utile e complesso come la finanza, e il bisogno che le persone hanno di inclusività, indipendententemente da quale sia il luogo di nascita o la situazione finanziaria pregressa.
In definitiva, la finanza decentralizzata offre qualcosa che davvero non ci saremmo mai aspettati – un’alternativa. Rimane solo da chiedersi se questa alternativa diventerà la norma.
Finanza decentralizzata – una parola per comprenderla
Giusto per anticipare il pensiero di chi scrive, la risposta è no. O almeno non dovrebbe. Ma andiamo per gradi.
Se qualcuno ci chiedesse di parlare della DeFi con una sola parola, io sceglierei “controllo”.
Il punto è infatti qui: nella finanza decentralizzata, il controllo è in mano ai singoli.
Non si presentano barriere, nemmeno geografiche, e le transazioni possono avvenire senza svelare l’identità chi le effettua. Il tutto è sorretto da una tecnologia che viene definita tamper-proof, ossia a prova di manomissione.
La sicurezza della tecnologia blockchain sta nella crittografia: poiché ogni blocco di transazioni è associato a un hash univoco costituito dai dati stessi presenti sulla catena, ogni manomissione sarebbe subito evidente e verrebbe bloccata dai partecipanti del network, che di fatto controllano la blockchain di riferimento.
Questo tipo di controllo differisce però da quello centralizzato: ogni partecipante del network prende le decisioni autonomamente, non dovendo sottostare a un controllo centrale, ma a una logica.
È la complessa tecnologia di base che permette che tutto funzioni, garantendo sicurezza ed evitando che le transazioni vengano duplicate. Un controllo distribuito, insomma.
E che dire dell’autonomia in tale tipo di controllo? Non è solo possibile essere un membro attivo di una blockchain, ma chiunque voglia distribuire un nuovo asset deve solo fornire liquidità su un exchange decentralizzato affinché quell’asset possa essere utilizzato e diventare una nuova moneta.
È dunque più giusto parlare di distribuzione o di dispersione in questi casi?
Se dovessimo estremizzare possibili scenari futuri, c’è da chiedersi cosa accadrebbe se chiunque avesse, di norma, la possibilità di distribuire asset senza alcun controllo – considerando anche il fatto che ogni utente viene identificato solo da un indirizzo fatto di numeri e lettere.
Certo, le conseguenze per la sicurezza del sistema finanziario vengono troppo spesso enfatizzate – se ci pensiamo bene, usare moneta circolante sotto forma di pseudonimo non è molto diverso dall’utilizzo esclusivo dei contanti. Nel caso della finanza decentralizzata, è l’assenza di controllo ad aprire scenari futuri non necessariamente positivi.
Nel sistema finanziario tradizionale, il controllo è sinonimo di autorità centralizzate come banche, governi e altre istituzioni finanziarie. Queste entità regolano tutto, dalla creazione di denaro alla gestione delle transazioni, e dall’assegnazione del credito alla definizione delle politiche monetarie. I vantaggi di questo sistema sono chiari: stabilità, fiducia regolamentata, protezione dei consumatori e prevenzione del crimine finanziario.
Tuttavia, è innegabile che una vasta fetta della popolazione mondiale venga tagliata fuori da questo tipo di sistema – il che crea spesso l’effetto opposto, ossia l’instabilità sociale.
Nella DeFi, il controllo è nelle mani di tutti, non di pochi, grazie a un sistema non incline all’errore umano, poiché regolato da complesse tecnologie che favoriscono la totale autonomia. Le persone hanno il totale controllo sul proprio destino finanziario – d’altronde non è certo un caso che le criptovalute siano nate dopo il 2008.
Nonostante questo, dobbiamo tenere conto dei problemi legati alla decentralizzazione.
Oltre alla volatilità – una caratteristica certo amata dai trader, ma magari un po’ meno dal resto della popolazione, esistono problemi di sicurezza legati proprio alla poca partecipazione. I network più vulnerabili sono quelli in cui una piccola fetta dei partecipanti può entrare in possesso di risorse tanto ingenti da avere, di fatto, il controllo della maggior parte degli asset di un protocollo – portando dunque a un meccanismo centralizzato.
La manipolazione dei mercati, in assenza di regole stabilite da autorità centrali, è solo uno degli aspetti negativi da considerare.
Conclusioni
Se tutto è finanza, e il sistema finanziario tradizionale è ormai parte integrante delle vite dei nostri paesi, cosa accadrebbe se il controllo venisse del tutto eliminato? Si tratterebbe davvero di un sistema vantaggioso per tutti?
Secondo chi scrive, la DeFi dovrebbe rimanere ciò che è oggi – una preziosa alternativa.
Ciò darebbe a tutti la possibilità di scegliere, soprattutto in base al livello di rischio che sono disposti ad accettare, e alle competenze tecnologiche che sono in grado di sviluppare.
Fortunatamente, viviamo in un’era in cui la conoscenza è accessibile, e la conoscenza necessaria per gestire i propri strumenti finanziari grazie alla tecnologia blockchain non fa eccezione.
La strada migliore da percorrere potrebbe dunque essere quella dell’evoluzione: un sistema solido come quello tradizionale, ma con le caratteristiche migliori della finanza decentralizzata, sarebbe certo una gran conquista. L’importante è che tutti possano scegliere.










