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I grandi eventi sono catalizzatori dei cambiamenti anche per le Criptovalute. Fondamentale per l’Italia creare legami tra gli attori per cogliere le opportunità
Così come la pandemia ha accelerato i temi del telelavoro e della sostenibilità, così l’inflazione (che della pandemia è conseguenza) sarà un acceleratore di importanti cambiamenti anche per il settore finanziario che stavano avvenendo, e che arriveranno con maggior velocità.
L’adozione delle criptovalute è sospinta sostanzialmente da quattro principali “vettori”, i quali per un motivo o per l’altro, hanno trovato maggior impulso durante questi ultimi due anni.
La possibilità di effettuare pagamenti elettronici anche per i non bancabili
Al mondo abbiamo 4 miliardi di persone senza conto in banca. Ma una porzione non trascurabile e sempre crescente di questi, parliamo di centinaia di milioni di persone, hanno però uno smartphone in tasca e facilmente, per questo, la necessità di effettuare transazioni economiche su piattaforme digitali.
D’altronde, nelle comunità in via di sviluppo, è molto più rapida la penetrazione dei servizi e degli strumenti internet che dei servizi bancari. Questo “gap” tende dunque ad essere coperto da servizi finanziari forniti da strumenti non tradizionali. E gli scambi in criptovalute sono una porzione di questi.
La tutela della privacy e dell’incensurabilità delle disposizioni economiche
Questa è la motivazione un po’ filosofica e ma anche molto pratica che guida all’adozione delle critpovalute. Sono sempre più persone infatti che, pur non avendone necessità ma approfondendo le motivazioni che hanno portato alla soluzione tecnologica, scelgono di poter avere tutta o parte dei propri risparmi conservati su un’infrastruttura distribuita che fa dell’incensurabilità la propria principale caratteristica.
In più capita che storie come quelle del finanziamento di Wikileaks a cui il governo americano chiuse l’accesso delle donazioni tramite carte di credito si ripetano come la possibiltà del partito di Navalny (oppositore di Putin) di potersi finanziare, e in generale la tutela del risparmio, pensiamo solo ai regimi dittatoriali, può costituire un’utile arma a tutela della popolazione e delle forze politiche rispetto al controllo dei governi quando questo viene messo in discussione.
La difesa dei risparmi
Da quando è nato Bitcoin s’è sempre saputo che, al massimo, ci sarebbero stati in circolazione 21 milioni di essi. Non uno di più a meno di rompere il meccanismo del “consenso”, cosa fattibile ma estremamente estremamente costosa che porterebbe a quel punto anche a rendere anche inutile l’investimento dato che la rete perderebbe di valore e con esso anche l’investimento per romperla.
In questi 12 anni invece, sono state diverse le banche centrali sovrane che hanno deciso di aumentare la massa quantitativa della moneta circolante, compresa la BCE a partire dal 2015.
Ecco dunque che in paesi dove l’inflazione galoppa (dal Venezuela prima alla Turchia dopo) sono sempre più persone che, per mettere al sicuro i propri risparmi acquistano asset che non possono essere inflazionati o confiscati. Difficile da biasimare.
La ricerca dei guadagni.
E’ innegabile infatti che molte persone, specialmente nel contesto pandemico in cui sono rimaste a casa in telelavoro, hanno ricevuto incentivi “cash” e complici i suggerimenti di forum e social (come Reddit), hanno utilizzato tali incentivi su piattaforme non tradizionali (come RobinHood) per orientarsi al mondo finanziario e anche cripto. E l’effetto “rete” ha aumentato la risonanza del fenomeno, avvicinando così migliaia e migliaia di utenti ai nuovi strumenti finanziari.
Ecco dunque che, anche nel settore finanziario, il Covid (e le sue conseguenze) si comportano da catalizzatore accelerando movimenti che già erano in atto. La ricerca e l’adozione di valute virtuali è una di queste, in un percorso, ovviamente costellato di alti e bassi di misure, contromisure e di conseguenze.
E se da un lato stati come la Cina hanno bandito totalmente il mining e le transazioni in criptovalute, dall’altro El Salvador l’ha resa moneta legale e avviato un progetto per utilizzare l’energia termica del vulcano per alimentare batterie di mining.
Personalmente sono fermamente convinto che se fosse stato possibile bloccare il fenomeno delle criptovalute, le autorità sovrane lo avrebbero già fatto anni fa e l’unico motivo che non è stato stroncato sul nascere un fenomeno che toglie un pezzetto di sovranità monetaria alle Banche Centrali, è perchè sostanzialmente è impossibile farlo.
Dunque, considerando che i motivi che guidano l’adozione delle valute virtuali sono in ascesa, e la sostanziale impossibilità di poterne impedire la circolazione, alle istituzioni converrebbe un approccio maggiormente consapevole e maturo di chi “ci deve fare i conti”, rispetto a percorrere una per una le fasi dell’elaborazione del lutto (limitarsi a dire che “le criptovalute sono brutte e cattive” non cambierà la situazione).
Abbiamo dunque a che fare con un settore in cui l’innovazione e la competizione sono serrate, e si giocano anche sul campo dei contesti normativi in cui si determina quanto un territorio risulta favorevole all’innovazione.
Se non vogliamo dunque rimanere soltanto fruitori di servizi e soluzioni realizzate altrove, ritengo sia fondamentale che le authority e le istituzioni anche italiane che prenderanno le decisioni abbiano la consapevolezza necessaria per compiere le scelte giuste, sia perchè il tema è decisamente innovativo e estremamente tecnico. Basti pensare che per chi gestisce wallet bitcoin, gli strumenti di controllo tra “custodial” e “non custodial” è totalmente differente.
Ecco perchè ritengo che la cosa più efficace in questo momento sia quella di creare i ponti e i rapporti tra istituzioni e attori economici che in altri settori sono già consolidati, mentre in questa sono tutti da creare e possono aiutare a definire un contesto regolatorio che risulti più affine a questo settore tecnologico e consenta di contemperare correttamente da un lato le doverose tutele della collettività come mandato delle istituzioni, ma al contempo favorire lo sviluppo di una sana innovazione tecnologica.
In questo senso è stata positiva l’iniziativa della Sandbox che permette alle iniziative di poter dialogare con le istituzioni regolatorie in merito alle proposte innovative, questo è il primo passo al quale però è fondamentale che segua il corretto approccio, collaborativo da un lato parte di imprese e università per comprendere le finalità delle istituzioni, e aperto dall’altro da parte delle autorità regolatorie che devono comprendere che siamo in un mondo in cui la tecnica ha annullato i confini.
Analogamente fu positiva la consultazione sul decreto ministeriale sul registro degli operatori che ha consentito di modificare l’art. 2 che secondo la prima stesura applicava il decreto anche a chi accettava criptovalute come corrispettivo di beni e servizi, anche se alcuni aspetti sarebbero in ogni caso da limare, oltre al fatto che 4 anni di attesa sono eccessivi.
Lo stesso approccio orientato all’ascolto sarà necessario anche per la disciplina fiscale, aspetto demandato ai singoli stati dell’Unione Europea, rispetto alla quale anch’io ho avanzato una proposta di legge con la collaborazione di esperti del settore; se anche in questo caso il nostro paese, prima di legiferare, consulterà gli operatori e le community, eviterà di commettere imperdonabili errori in questa industria nascente, ma serve la necessaria umiltà e propensione all’ascolto per mettere in comune le competenze e le conoscenze che nel nostro paese non mancano.










