Intro
Molti hanno sentito il termine blockchain, ma pochi hanno approfondito la conoscenza di questo sistema.
La blockchain nasce sull’onda di un progetto che potremmo chiamare cryptoanarchico e il suo fascino deriva dall’opportunità di scavalcare i controlli istituzionali. E’ quindi una tecnologia rivoluzionaria, un sistema capace di semplificare e velocizzare gli scambi di informazioni su internet certificandone il valore.
Praticamente qualsiasi cosa può essere scambiata su una rete blockchain, riducendo i rischi e i costi per tutti gli interessati.
La traduzione italiana del termine significa “catena di blocchi” e in sostanza corrisponde a pacchetti di informazioni legati gli uni con gli altri che sono appunto i blocchi o se vogliamo gli anelli della catena.
E’ un sistema completamente decentralizzato che, tramite un software, valida il contenuto dei blocchi in una sorta di registro pubblico distribuito tra tutte le parti connesse alla rete, senza la necessità di ricorrere a nessun intermediario che funga da garante. I blocchi di informazioni una volta accettati sono trasparenti e permanenti, non possono essere modificati.
In questo modo il sistema diventa garante di sé stesso grazie al fatto che la registrazione dell’avvenuta transazione – e quindi la nascita del blocco ( pacchetto) della catena – viene identificata da tutta la rete. La validità e certificazione del pacchetto avviene se almeno il 51% dei nodi che partecipano a network da un assenso positivo. Successivamente il blocco viene inserito in un apposito registro.
La garanzia di non modificabilità dei registro avviene grazie all’elevato numero delle repliche di questo depositate nella rete e dai sistemi di crittografia utilizzati per creare il file. Il registro a sua volta viene inserito in un particolare sistema di custodia chiamato wallet.
Tutti gli utenti della rete possono analizzare liberamente le informazioni che corrispondono agli atti e alle decisioni prese per realizzare la blockchain e depositati nei wallet. In pratica, la tecnologia blockchain è alla base di un nuovo concetto digitale di fiducia.
Spettro di applicazione
Fino ad ora l’80% di questa tecnologia si è concentrato nella gestione delle criptovalute, ma lo spettro delle applicazioni è vastissimo, smart contract e licenze per esempio ne possono usufruire ampiamente. Il sistema delle blockchain può essere usato per tracciare ordini, pagamenti, merci come quelle deteriorabili, è utile nella contabilità e nelle certificazioni, nel proteggere la nostra identità online.
Potenzialmente questa tecnologia può essere utilizzata per attività bancarie, transazioni finanziarie, votazioni, contratti assicurativi e commerciali. Ma anche il concetto stesso di energia verrà toccato da questa tecnologia. Questo punto è probabilmente l’anello debole della “catena”.
Tutte le potenzialità che abbiamo visto potranno svilupparsi se l’energia utilizzata per la digitalizzazione delle blockchain sarà sostenibile. Il costo energetico necessario per la realizzazione di ogni blocco della catena è enorme rispetto alle normali transazioni digitali a cui siamo abituati.
Per fare un esempio ogni utilizzo di una carta di credito necessita di 0,0006 kWh (kilowattora), mentre ogni transazione bitcoin consuma 980 kWh, bitcoin infatti necessita di 80/130 terawattora di elettricità l’anno, più di quello che serve ad un paese come la Svezia.
E’ intuitivo che utilizzare energia fossile per la gestione delle blockchain provocherebbe una catastrofe ambientale e climatica, molto peggiore di quella a cui stiamo assistendo. Per questo motivo oltre ad essere necessaria energia green si stanno sperimentando metodi di validazione delle blockchain meno dispendiosi energeticamente.
Uno degli esempi più efficaci è quello dell’Ethereum Foundation che utilizza il progetto Proof of Stake ( PoS), secondo il loro programma il costo energetico di ogni transazione potrebbe essere ridotto fino al 99,95% di quello attuale. Ma oltre ad effetti negativi nell’ambito energetico ed ambientale troviamo anche prospettive positive.
L’ONU ha evidenziato come la blockchain può essere utile, per esempio, come strumento per eliminare la pesca illegale: alle persone basterebbe scansionare il codice a barre per avere davanti a loro l’intera storia del pesce. Ma non solo la blockchain è utile per ridurre le emissioni di gas serra: grazie alla piattaforma CarbonX chi riduce le emissioni di Co2 può ottenere dei benefit in criptovaluta.
Ma il sistema blockchain può essere di rilievo anche nell’ambito degli aiuti umanitari. Il World Food Programme (WFP) delle Nazioni Unite evidenzia che il sistema blockchain può garantire che il denaro arrivi a chi ne ha più bisogno in modo rapido e sicuro senza passare da una banca locale: è il “Building Blocks” sperimentato in Pakistan e in Giordania.
La tecnologia blockchain è ancora agli inizi e ci sono ancora molte sfide tecniche e politiche da superare, ma risulta già evidente come questo sistema potrebbe essere il futuro della rete internet e non solo.










