Di Gabriele Molteni, CEO di Arca24
L’importanza del mondo della selezione del personale:
Oggi vi voglio parlare del mio mondo, il mondo della selezione del personale, in cui lavoro ormai da più di 20 anni. È un argomento che in realtà tocca la vita di tutti noi e che ha un peso anche a livello sociale: basti pensare che i lavoratori rappresentano il 60% della popolazione mondiale.
Riguarda quindi sia la nostra quotidianità come persone, ma anche le aziende: “Il successo di ogni organizzazione passa attraverso le persone che vi lavorano al suo interno”. Il fondamento della mia affermazione sottolinea come il capitale umano è un asset strategico, che, se ben guidato e nutrito, può diventare la chiave del conseguimento degli obiettivi di ogni impresa; ma non è statico, è contraddistinto dalla dinamicità del cambiamento, poiché le persone cambiano lavoro o vanno in pensione, e per guidarlo diventa, quindi, fondamentale la governance della talent acquisition.
I problemi legati alla talent acquisition
La gestione della selezione non è semplice e lineare, ma incontra spesso degli ostacoli.
Il primo nasce dalla rivoluzione digitale che ha cambiato definitivamente la comunicazione e, quindi, il modo di fare recruiting.
I recruiter sono costantemente sommersi da un numero sempre più elevato di CV, a causa del moltiplicarsi degli strumenti di candidatura online, dal sito, ai portali per il lavoro fino ai social media, ritrovandosi così a dover valutare quotidianamente centinaia di curriculum vitae, spesso irrilevanti per la posizione ricercata. La sfida reale consiste, quindi, nel raggiungere una gestione efficace di queste informazioni.
L’altra problematica è invece legata al Talent Shortage. Una ricerca del World Economic Forum ha rilevato che tre aziende su quattro non riescono a trovare i profili ricercati, un dato in crescita del 120% rispetto dieci anni fa e che non accenna ad arrestarsi. Una minaccia che può impattare negativamente sulla già faticosa ripresa economica, dato che, secondo il report del Upwork’s Future Workforce, il 70% delle organizzazioni ha previsto l’aumento del proprio capitale umano a fronte dell’individuazione di profili specializzati e la rivista economica The Fintech Times ha stimato che entro il 2030 oltre 85 milioni di posti di lavoro rimarranno scoperti a causa di questa carenza di talenti per un danno economico di quasi 450 miliardi di dollari.
In questi due bisogni possiamo individuare un filo comune: prima di effettuare un qualsiasi tipo di valutazione, è necessario riuscire a trovare quello di cui abbiamo realmente bisogno. Da un lato i recruiter hanno tanti curriculum a disposizione e dall’altro le skill che cerca sono frammentate o molto rare e la carenza di candidati idonei, li obbliga ad analizzare tutti i CV per trovare l’ago nel pagliaio.
La tecnologia come aiuto alla ricerca del personale
Se tutto rimanesse congelato e si mantenesse questo status quo, alcune competenze non verrebbero mai trovate e alcuni candidati non raggiungerebbero mai il lavoro che realmente desiderano o per cui sono particolarmente adatti.
Fortunatamente, ogni volta che c’è un problema, nasce un’innovazione. Sono nate tecnologie con lo scopo di facilitare il lavoro degli HR tra cui la Blockchain che può essere ad esempio utilizzata per la verifica dei dati o la valutazione delle qualifiche dei candidati e l’intelligenza Artificiale, che affronteremo oggi nello specifico.
Cos’è l’IA?
La possiamo definire come una macchina che svolge delle azioni o come un software che ci aiuta a processare una mole di dati che sarebbero umanamente impossibili da gestire, o perché troppi o troppo complicati.
Di intelligenza artificiale ne abbiamo sicuramente già sentito parlare, magari non comprendendola fino in fondo come concetto. Anche se non ce ne rendiamo conto, è ormai presente nella nostra vita quotidiana. Se vi state chiedendo “Dove?”, provate a pensare alla sveglia, allo smartwatch, al navigatore della macchina, ai social network, Spotify, Google translate, Alexa, Netflix…
L’intelligenza artificiale al servizio della Talent Acquisition
Attualmente nel mondo delle risorse umane le tecniche di intelligenza artificiale sono impiegate per supportare l’individuazione di skill adatte a svolgere determinati compiti, analizzare un testo scritto, creare bot interattivi, leggere e interpretare le espressioni facciali, analizzare la voce, e molto altro ancora. Anche se alcune di queste tecniche hanno una percentuale di errore molto alta, l’IA rimane in ogni caso sicuramente una risorsa importante per i recruiter.
Nell’ambito della talent acquisition, spesso è impiegata all’interno degli Applicant Tracking System (ATS), software utili per la gestione delle candidature che velocizzano il lavoro di pre-screening dei CV, trasformando la vita dei recruiter: da intere giornate ad analizzare curriculum a pochi secondi per ottenere una classifica dei candidati compatibili con la posizione ricercata.
Il futuro dell’IA
Anche se è indubbio che l’innovazione porterà a cambiamenti, l’evoluzione tecnologica trasporta con sé sempre degli effetti positivi. Per questo motivo la mia azienda investe costantemente molte energie sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale del nostro ATS, che quest’anno compie 10 anni, con continui aggiornamenti, perché oggi sempre più aziende capiscono l’importanza di questo cambiamento e iniziano a sfruttarlo.
Possiamo quindi considerare l’intelligenza artificiale come un “aiuto virtuale” che si occupa di gestire grandi quantità di dati, automatizzare i task ripetitivi e a basso valore aggiunto, lasciando agli HR manager il compito di usare la conoscenza del settore per prendere le decisioni, fare valutazioni e mantenere umana la selezione.










