Intro
Blockchain, criptovalute, NFT e metaverso sono termini che piano piano stanno prendendo sempre più spazio non solo nella letteratura, anche non tecnica, ma anche nell’esperienza quotidiana.
Pensiamo, ad esempio, alle diverse piattaforme che consentono il tracciamento dei prodotti della filiera alimentare, i vari NFT messi sul mercato da grandi nomi della moda e dell’automotive, all’utilizzo delle criptovalute e degli stessi NFT nei molti metaverso esistenti.
Tutti questi esempi portano a fattor comune una blockchain sottostante (che nel caso degli NFT determina la proprietà di un link a un contenuto digitale): senza addentrarci nei dettagli tecnologici e procedurali che rendono singolare ogni applicazione, vediamo quali sono le modalità più utilizzate per poter visualizzare in maniera rapida e sicura i singoli asset registrati in una blockchain (indipendentemente da cosa questo asset rappresenti, che sia questa un dato, un digital twin -ovvero la copia digitale di un oggetto fisico- o un NFT).
Registrazioni in blockchain
Indipendentemente dalla blockchain utilizzata, ogni transazione che viene inserita nel registro è contrassegnata tramite un codice identificativo della stessa (solitamente indicato come TXID) e associata al numero di blocco in cui è contenuta; per rendere più agevole il reperimento dei dati associati alla transazione, la maggior parte delle blockchain mette a disposizione del pubblico un apposito servizio, generalmente denominato Explorer, che consente una vera e propria navigazione nel registro nonché la ricerca diretta sia di transazioni che di blocchi. Ovviamente, avere accesso al dato contenuto nella transazione registrata, non è sinonimo di avere accesso alle informazioni contenute: spesso le registrazioni in blockchain sono criptate e solo il proprietario, o chiunque sia in possesso della chiave, può ottenere le informazioni in chiaro.
Ad ogni modo, l’accesso ai dati a mezzo dell’Explorer avviene quasi sempre tramite interfaccia web non autenticata: una specifica URL ridirige direttamente alla transazione richiesta. Nel caso specifico degli NFT, non si è interessati tanto alla registrazione in blockchain (che ne determina soltanto la proprietà) quanto all’oggetto digitale che l’NFT rappresenta: in questo caso l’URL da utilizzare è quella associata al market place in cui l’oggetto viene depositato per la custodia e/o futura vendita.
Posto quindi che un generico dato è puntato da una URL, l’accesso alle informazioni si realizza semplicemente aprendo l’indirizzo con un browser web che ne visualizzerà il contenuto; il passo successivo e quindi quello di codificare detta URL in un media facilmente condivisibile: un QR Code o in un tag NFC.
QR Code
Si tratta, come ormai tutti sappiamo, di un codice a barre bidimensionale: nato nel 1994 per risolvere alcuni problemi di logistica nelle fabbriche Toyota, ha visto qualche applicazione (in particolare nell’editoria) nei primi anni 2000 per poi essere quasi dimenticato fino alla comparsa del COVID19.
Qui, la necessità di fornire informazioni senza la necessità di dover “condividere” fisicamente oggetti (menu del ristorante, fogli di istruzione o documenti in genere) ha dato una seconda vita ai QR Code il cui utilizzo oggi è praticamente universale. Quindi, perché non codificare l’URL per accedere a dati contenuti in Blockchain?
Sono moltissime le app per smartphone che effettuano la codifica di dati in un QR Code, così come sono molto diffusi gli omologhi siti web (che solitamente propongono, a pagamento, delle piattaforme di gestione complete).
| PRO | CONTRO |
| Creazione gratuita con numerosi tool online | Se su carta facilmente deteriorabile |
| Serve solo la fotocamera per decodificarlo | “Sovrapponibile” con URL malevola |
| Accessibile al 100% degli smartphone | Limitata fiducia sull’integrità sorgente dati |
| Autocorrezione degli errori da usura |
Tag NFC
Per alcuni aspetti possono essere considerati l’evoluzione funzionale dei QR Code (tant’è che soprattutto in ambito industriale e della logistica molte soluzioni basate su QR Code sono state migrate agli RFID -tecnologia contactless alla base dei tag NFC -).
Pur non essendo ancora esplicitamente conosciuti dal grande pubblico, in realtà il loro uso è già presente nel nostro quotidiano in quanto è la base delle carte di credito contactless o dei sempre più diffusi biglietti da visita digitali.
Si tratta di un particolare circuito elettronico passivo, ovvero che non necessita di una fonte di alimentazione – batteria- per funzionare che sollecitato da un apposito lettore è in grado di inviare una serie di dati la cui lunghezza è funzione del chip utilizzato.
Anche se non si raggiunge il 100% di diffusione, sono armai la maggioranza gli smartphone dotati di lettore NFC in grado di interagire con i tag sia in lettura che in scrittura.
Utilizzando una delle tante app presenti sugli store, è possibile codificare all’interno del chip l’URL desiderata (ma non solo, anche dati di altra tipologia): avvicinando quindi al tag uno smartphone abilitato, in un raggio di due/tre centimetri, automaticamente verrà aperto il browser Internet e collegato alla pagina web puntata dall’URL.
La codifica di un tag NFC non è così immediata come la creazione di un QR Code, ma basta un minimo numero di prove per capire appieno il loro funzionamento.
| PRO | CONTRO |
| Resistenti alle intemperie e fruibili all’esterno | Seppur minimo, hanno un costo |
| Proteggibili con password o bloccati in scrittura | Non conosciuti come i QR Code |
| Sagomabili per usi personalizzati | Non tutti gli smartphone hanno chip NFC |
| App di codifica gratuite |










