Quando si parla di blockchain, gli ambiti di applicazione principali riguardano il settore finanziario e la supply chain per la tracciabilità dei prodotti.
In questo articolo però vorrei concentrarmi sull’impatto della possibile applicazione di questa tecnologia sui processi distributivi e di marketing, trattando il tema della tokenizzazione, degli NFT e del metaverso.
La tokenizzazione è la conversione dei diritti di un bene in un token digitale registrato su una blockchain, dove il bene e il token sono collegati da uno smart contract.
Dobbiamo considerare la tokenizzazione come un’opportunità per sviluppare una nuova economia basata sui token, che mira a creare un ecosistema supportato dagli stessi, i quali possono rappresentare qualsiasi cosa sia fisicamente che digitalmente (un libro, una casa, un’auto ecc.)
La token economy, è un fenomeno già presente in un contesto completamente diverso a quello della blockchain, ovvero si riferisce ad una tecnica psicologica sviluppata sulla base della psicologia comportamentale.
Consiste in una forma di “contratto educativo”, utilizzato con ragazzi autistici, tramite il quale l’educatore stipula un accordo con il soggetto: ad ogni comportamento corretto, quest’ultimo riceverà un gettone e in cambio di un certo numero di gettoni sarà garantito al soggetto l’accesso ad un determinato “premio”, in modo da incentivare l’apprendimento di un comportamento
Ma questo che c’entra con la blockchain?
Abbiamo già parlato di come questa tecnologia ha introdotto un meccanismo di consenso, per indurre gli attori della rete a gestire collettivamente un registro distribuito in modo veritiero, premiandoli con le criptovalute.
Questo meccanismo si basa proprio sullo stesso principio della token economy utilizzata con le persone autistiche, e può essere utilizzato alla stessa maniera per incentivare il comportamento attraverso l’utilizzo del c.d. “purpose-driven token”, chiamato così da Shermin Voshmgir nel suo libro “Token Economy”.
Qualsiasi scopo può essere incentivato e la “politica monetaria” dei token può essere regolata da uno smart contract che regola l’emissione e la gestione dei diritti di questi token.
In questo modo, il token può essere visto dalle aziende come un mezzo per coinvolgere i clienti, migliorando così la customer experience e aumentando la fidelizzazione.
Con la blockchain è possibile creare la versione digitale delle carte fedeltà e grazie agli smart contract, è possibile assegnare utility token in modo automatico in base agli acquisti fatti.
Secondo la FINMA, gli Utility token sono rappresentativi di diritti diversi, legati alla possibilità di utilizzare un prodotto o un servizio.
In questo caso, rappresentano quindi i “voucher” che i clienti possono utilizzare nell’attività commerciale o nell’ecosistema di aziende partner, per acquistare prodotti a prezzi scontati.
Così come, per esempio un brand di abbigliamento potrebbe produrre una scarpa da ginnastica con IoT integrato, che assegna i medesimi token in base ai km percorsi.
Allo stesso modo, invece di utilizzare gli utility token le aziende potrebbero creare NFT, ovvero un particolare tipo di token che possiede un identificativo univoco che lo rende unico e indivisibile. Con questi token è possibile rappresentare qualsiasi tipologia di asset, sia digitale che fisico. Vengono utilizzati principalmente nel mondo dell’arte, per la tutela dei diritti d’autore e per rappresentare il certificato di proprietà digitale di oggetti reali.
In tal modo, le aziende potrebbero coinvolgere ulteriormente i propri clienti, assegnando loro degli NFT rappresentativi di servizi esclusivi, migliorando in questo modo ancora di più la customer experience.
Ad esempio un’azienda potrebbe attribuire ai suoi clienti più fedeli degli NFT, per garantire loro l’accesso privilegiato ad eventi organizzati dalla stessa azienda, oppure questi token possono essere utilizzati per rendere partecipi i consumatori nella creazione di prodotti e servizi.
Un altro esempio si riferisce sempre ad un brand di abbigliamento o magari del settore automotive, che decide di mettere sul mercato un prodotto in edizione speciale con un numero ristretto di pezzi e lo vende insieme ad un NFT collegato, il quale certifica non solo la proprietà del bene ma anche l’unicità e l’esclusività del prodotto stesso.
Inoltre, la stessa azienda di abbigliamento o dell’automotive, potrebbe sempre creare un prodotto esclusivo associandolo ad un NFT, ma completamente in formato digitale.
A questo punto entra in gioco il nuovo mondo digitale, il metaverso.
Il Metaverso può essere descritto come una riproduzione di ciò che facciamo e viviamo ogni giorno nella nostra vita reale.
Parliamo di un mondo virtuale in cui ognuno dispone di un avatar per avere una vita parallela rispetto a quella reale.
Può essere immaginato un po’ come se Internet fosse una grande città virtuale da esplorare tramite degli avatar (noi) in cui le persone possono pagare usando valute digitali e in cui degli smart contract stabiliscono i rapporti fra servizi (film, musica, videogiochi, apprendimento) e gli utenti.
Tornado all’esempio, il brand in questione può mettere in vendita il suo prodotto digitale utilizzando il metaverso come “vetrina” e l’NFT collegato al prodotto stesso potrebbe permettere l’accesso a prodotti fisici ed esperienze esclusive.
Infine sarebbe anche possibile creare eventi e mostre digitali sul metaverso per presentare nuovi prodotti e trasmettere i valori di un brand oppure per assegnare buoni sconto spendibili nel mondo reale.
In conclusione, al giorno d’oggi in cui l’online diventa sempre più predominante e le aziende sentono maggiormente la necessità di unire mondo fisico e digitale per migliorare l’interazione con i consumatori, la blockchain risulta essere un alleato importante.
Secondo Forrester, il 76% dei dirigenti afferma che il miglioramento della CX è una priorità “alta” o “fondamentale”. Una presenza e un’esperienza nel metaverso potrebbero essere il prossimo passo in avanti in questo processo.
Gli NFT faranno sempre più parte delle nostre vite e diventeranno una parte integrante del metaverso.
A ribadirlo è anche il Collins, prestigioso dizionario americano, secondo cui NFT è la parola che meglio rappresenta il 2021.
Morgan Stanley invece stima che entro il 2030 il mercato degli NFT potrebbe avere una valutazione intorno ai 300 miliardi di dollari con gli oggetti da collezione digitale di lusso che raggiungerebbero una quota di 25 miliardi.
- “La FINMA pubblica una guida pratica sulle ICO”, 2018, https://www.finma.ch/it/news/2018/02/20180216-mm-ico-wegleitung/
- Battaglia, “Criptovalute, token e coin: quali sono le differenze”, 2012, https://www.wallstreetitalia.com/criptovalute-token-differenze
- https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/criptovalute/perche-il-metaverso-di-facebook-vestira-nike/










