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Tecnologia Blockchain: innovazione, trasformazione, “ancoraggio”

Dott. Stefano MagnibyDott. Stefano Magni
13 Dicembre 2023
in Applicazioni reali
Reading Time: 17 mins read
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Index
  1. Le protesi tecnologiche tra filosofia e Mito
  2. Abbondanza e scarsità nel digitale: la quarta evoluzione e le “divine promesse”
  3. DLT e Blockchain: ancoraggi digitali

Le protesi tecnologiche tra filosofia e Mito

Per avvicinarmi alla Blockchain vorrei tentare la via “mitologica”, senza vincolarmi esclusivamente al termine Oracoli 1: i servizi-ponte che congiungono Blockchain e mondo esterno, come gli oracoli nell’antichità fungevano da tramite tra divinità ed uomo, in cerca del senso che sfuggiva 2.

Opto invece per la forma, puntando all’ essenza della catena nell’associarla a quella cui Zeus ricorse per punìre Pro-meteo 3, avvinto alle catene nella atroce ed irreversibile condanna, con l’aquila a sbranargli ogni giorno il fegato che la notte ricresce.

Era reo di avergli sottratto fuoco eteknai4, donati alla specie umana.

Una specie fragile e misera, caduca ed atopica, a causa della “distratta leggerezza” con cui Prometeo, dopo averci plasmato da fango ed argilla, ci lasciò nelle mani del fratello Epimeteo : etimologicamente, colui che comprende “epi” – cioè dopo – per un ritratto dello scemo del villaggio titanico!

Per nostra mala sorte, arrivato il turno della specie umana nella riffa, nulla restava nel fondo della bisaccia al povero sciocco: a palesarne la stoltezza, ma purtroppo anche a smentire lungimiranza e preveggenza che il comprendere “pro” avrebbe dovuto assicurare al nostro presunto benefattore Prometeo.

Discendiamo dunque da Epimeteo prima ancora che da Prometeo: siamo umani nel fuoco e nella capacità “metico trasformatoria” che egli ci porse, complice Atena, da sempre nostra ambigua protettrice e patrona proprio della Metis. 5

Stante il prezzo che il Titano pagò per la propria benevolenza verso l’umanità, dalle catene prometeiche e dalla sfondo di colpa ed espiazione declino dunque la Blockchain, così come qualsivoglia altra “mirabilia” tecnologica: tecniche a “tappare” e rimediare la nostra ontologica mancanza, cui cercano di porre riparo.

Creator: Jose Antonio Tolosa

Ci appartengano e definiscono: ben lungi da essere una sciagura, qualcosa di esogeno abbattutasi su di noi a sradicarci dall’edenico stato di natura, con buona pace del mito del buon selvaggio roussueiano!

A ribadirlo, per quanti ne dubitassero, faccio perno sulbastone quale prima ed esiziale protesitecnologica, cui ci sentenzia il celeberrimo enigma della Sfinge che per primo Edipo risolse: è la sua funzione di sostegno a definire l’umano, nello strumento per andare tripedi nella tarda età quando la debolezza ontologica bussa inevitabilmente. 6


dipinto di Gutave Mourearu, 1864, “Edipo e la Sfinge”

La nostra storia tecnologica si dispiega e disvela da queste premesse, che fanno da quinta al proscenio in cui si muove la portentosa protesi che è la Blockchain.

Un miracoloso “in – tra”, che potremmo davvero assimilare al Giano bifronte latino, che, oltre ad esprimere simbolicamente il passaggio  da vecchio a nuovo, personifica il momento di mezzo e proprio la condizione del “tra”.

Ogni tecnologia ek-siste, sta fuori, tranoi ed il mondo: nel caso della Blockchain, qualcosa a cercare di “solidificare ed agglutinare”, nel creare una catena che rivendica proprio gli attributi tipici delle divinità: prime tra tutte immutabilità ed irreversibilità, attraverso cui provare a bilanciare la vertiginosa e spaesante accelerazione cui siamo esposti.

Un supporto tra un utente ed un suggeritore entrambi tecnologici, per darci un lampante esempio di tecnica di terzo ordine se seguiamo l’accattivante tassonomia floridiana, dove ogni termine della triade utente- tramite – suggeritore diviene ora tecnologia. 7

Abbondanza e scarsità nel digitale: la quarta evoluzione e le “divine promesse”

Una tecnologia che potremmo quindi assimilare ad un ancora nel mare in tempesta per sottrarci alla volatilizzazione del reale e trattenerci con qualcosa di stabile e duraturo, cui concedere fiducia.

Meglio, qualcosa cui demandare fiducia in virtù della computazione macchinica, per infondere sicurezza in un mondo transazionale globale di cui proteggere gli scambi, tutelando quel valore che l’abbondanza digitale pare ora ledere.

Come infatti assicurare il valore senza scarsità? Come tutelare un capitale sempre più intangibile ed immateriale? Come gestire la fiducia nell’involarsi verso l’era iperstorica? Come garantire e certificare  relazioni che si muovano frictionless nell’ infosfera? Ed ancora, come proteggere il  mondo “fisico”, certificandone le locali valorialità, e “reggere” e non farsi travolgere da una disruption che ha nell’ abbondanza la cifra decisiva?

Una trasformazione epocale, che si incentra su un fenomeno semplice ora però amplificato esponenzialmente quale l’ isteresi, se porgiamo ascolto a Ferraris e alla sua rigorosa lettura del digitale. 8

Un termine che viene dal greco ὑστέρησις, hystéresis, e che significa ritardo: da intendersi quale capacità degli effetti di sopravvivere e di cumularsi, anche al venir meno delle cause, o più rigorosamente in ambito matematico un fenomeno per cui il valore assunto da una grandezza dipendente da altre è determinato – oltre che dai valori istantanei di quest’ ultime – anche dai valori che hanno assunto in precedenza.

In parole povere, è la caratteristica di un sistema di reagire in ritardo alle sollecitazioni applicate e in dipendenza dallo stato precedente, che James Alfred Ewing nel 1890 introdusse nella teoria dei sistemi dinamici.

Valido pertanto in fisica quanto in biologia ed economia, e cosa di più dinamico del digitale? 

Attraversiamo infatti con il digitale quel “change” che sul versante industriale è ormai consolidato tradurre con Quarta rivoluzione: dopo vapore, elettricità e prima informatica, grazie alla pervasività delle ICT si supera oggi la produzione di massa, per evolvere verso profilazione e personalizzazione.9

Anche sulla sponda socio-antropologica, l’espressione Quarta rivoluzione pare colga nel segno.

Dopo aver scoperto di non essere al centro del mondo con Copernico, aver dismesso con Darwin la pretesa unicità nella teoria dell’evoluzione e con Freud perso il centro in casa propria nella divaricazione che espropria il Soggetto del totale controllo 10, nella odierna Quarta “sloggiamo” anche dal presunto primato ontologico che ci restava!

Datificazione ed iperconnessione ci consegnano ad una realtà multisistemica, dove siamo omologati in un debole statuto ontologico “datificante” ad Inforg: agenti in grado di interagire e produrre datità e valore come sensori, processori, attori AI cui siamo equiparati, uno tra gli altri nodi della rete.

La metamorfosi in essere fa dunque perno su una nuova forma di inter – azione: un costante engagement – empowerement di persone ed oggetti, che riconfigura le fondamenta della nostra  vecchia “ontologia” e  ci sottopone a continui “scollamenti” delle nostre categorie concettuali, in un riconfigurarsi del nostro stare al mondo.

Scollamenti che portano seco uno “sradicamento dal sensorio analogico”, da cui si perde l’ancoraggio – specie per quanti, come il sottoscritto, non vantino anagraficamente natività digitale e siano dunque “migranti” verso la nuova dimensione.

Si scollano spazio e tempo, e a seguire, per dirne solo i più conclamati, norma e territorialità, uso e proprietà, compresenza di azione e agente, fisicità ed identità.

Se per lo spazio parliamo di Infosfera, sull’asse temporale siamo alle porte dell’Iperstoria: nel sodalizio con l’informatica leICT divengono predominanti su ogni altra tecnologia, tanto che benessere ed equilibri umani passano obbligatoriamente dalla nostra relazione con il loro potere “computazionale/connettivo”.

Non volevasi così nell’era della storia, in cui la scrittura ci pose evolvendo dalla pre-istoria di misere tracce e pitture rupestri: perchè è dal moltiplicarsi di tracce e segni, dalla esponenziale crescita della nostra capacità di lasciare resti che la trasformazione si attua, in questa isteresi che tutto coinvolge e “valorizza”.

Per non perdersi, marionette nel Vuca theatre moderno dove tutto sfreccia e vaga, bisogna “resistere” a quella leggerezza ed evanescenza cui richiamano gli allarmi contro  la “distratta consapevolezza” della fenomenologia digitale 11 perchè senza consapevolezza addio responsabilità, e soprattutto, bye bye governance.

Un temine che richiama la necessità di dare un centro umano a quanto in onda, nell’equilibrare development goals che dall’ambito tecnologico impattano su economia, società, ambiente, creando trame complesse che solo mani di Aracne 12 possono ardire maneggiare.

Per questo, credo possa aiutare proprio uno sguardo “ tecnico-filosofico” curioso e trasversaleche cerchi di portare fuori il senso estraendolo, come i miners fanno con l’oro digitale: un senso che è sempre in questione laddove vi sia una tecnica/tecnologia.

Un senso che la filosofia deve contribuire a mettere in questione, investigando nella “fenomenologia “ della “Rivoluzione digitale”: cercando tracce e custodendo valichi e passaggi.

Con una felice espressione di Mauro Barberis 13, una sorta di filosofia Gatekeeper, custode di riflessioni sistematiche dalle molteplici discipline che si connettono e contaminano, che chiama in causa per la Blockchain finanza ed economia, diritto e medicina, ingegneria, biologia, politica, sociologia ed antropologia, etica, oltre ovviamente all’informatica .

Questo lo sfondo in cui la Blockchain oggi brilla, risuonando promesse divine che al mito retrodatano: immutabilità, irreversibilità, per catene di blocchiche si candidano a plausibile ancoraggio.

DLT e Blockchain: ancoraggi digitali

“Ancorandomi” a mia volta ad un minimo zelo storiografico, l’avvento dei “Libri Mastri” decentralizzati, sulla cui morfologia disseminata la Blockchain mina nella forma del Blocco,  si lega ad Internet e agli anni 90:  quando si scovano – con Hashcash14 per esempio – le prime contromisure per vincere il pericolo dei temuti Dos, i Denial of Service. 15

Nel 2002  Mazières e Shasha introducono i blocchi come sistema di archiviazione dati su un network, e nel 2005 Szabo è il primo a proporre una valuta decentralizzata, dal nome “bit gold”.

Ma se termini quali Blockchain, Hash, Fork, Proof of Work/Proof of Stake escono dalle nicchie techie e contaminano il  linguaggio corrente, lo si deve a Sakamoto.

A partire dal suo White Paper trovano terra fertile dall’originario ambito finanziario – reo del rischio di cannibalizzazione in una approssimativa equazione
Blockchain = Bitocoin – ad una miscellanea di ambiti: tutti accomunati dalla necessità  di assicurare sicurezza del dato, processi snelli, minimizzazione delle frodi e tutela di identità digitale e privacy, 

Un’identità ancora anonima per colui che 16 risolse il problema del double spending17  insieme a quello dei Generali Bizantini che l’informatica mutua da logica e Teoria dei Giochi: a dimostrazione di quanto la blockchain sia terra di frontiera per pionieri ed esploratori – dall’informatica alla crittografia, dall’ algoritmica alla moderna computer science.

E come terra di frontiera, comprensibile possa purtroppo consentire anche rifugio a contrabbandieri e trafficanti di finanza estrema e riciclaggio digitale, come agli occhi dei detrattori che vedono nella supremazia del potere computazionale più forte una piccola ma decisiva crepa nel sistema.  

La realtà dice che con Bitcoin Sakamoto mise in pratica le potenzialità dei DLTe deiblocchi crittografati, creando la prima vera criptovaluta decentralizzata su Blockchain e legittimando Bitcoin quale nuovo oro tecnologico: denaro – fiat 18 digitale, da minare sulle ali del sogno rivoluzionario punk anarchico di una totale, trasparente 19, democratica decentralizzazione e disintermediazione, che levava la voce alla fine della colossale crisi finanziaria del  2008.

Per definizione la tecnologia Blockchain si inscrive nel più ampio novero delle Distributed Ledger Technology: sistemi di rete basati su un registro geograficamente distribuito in molteplici nodi che possiedono la stessa copia del database, modificabile in modo indipendente dagli stessi senza una autorità centrale.

Si presenta come una struttura dati consistente in elenchi crescenti di record, denominati “blocchi”, collegati tra loro attraverso un hash crittografico quale traccia del blocco precedente;  un timestamp e dati di transazione, uniti in una concatenazione dove i dati una volta inseriti e protocollati nel blocco non possono essere modificati senza provocare alterazioni nella catena, che avvengono in forza di regolazioni algoritmiche basate su logiche di consenso e chiavi crittografiche.

Ovvio risulti quindi perfetta per prevenire il rischio di frodi, tracciare i processi di vendita ed evitare le truffe, per apparire così quale registro decenteralizzato dotato di proprietà miracolosamente“divine” nelle predette immutabiltà e  irreversibilità. 

E soprattutto trustless, in cui gli agenti non hanno bisogno di fidarsi l’un l’altro ma interagiscono nel nome di una fiducia macchinico-tecnologica che registra transazioni di asset virtuali quanto fisici.

Ne esistono due tipologie: 

  • permissioned ledger, dove la rete è privata e per accedervi è necessario registrarsi ed essere autorizzati da un ente centrale o dalla rete stessa, generalmente istituzioni e grandi imprese che necessitano di soglie di controllo maggiori.

  • public: reti pubbliche e libere in cui chiunque può accedere senza previa autorizzazione, a condizione rispetti il protocollo.

La Blockchain ha resistito a stagioni di inverni di disillusione ed estati di facili innamoramenti ed entusiasmi, dove a condizionare il meteo è stata spesso l’associazione ristretta a mera Cryptocurrency: splende ora il sole, specie per le permissioned, sulle quali si focalizza l’ attenzione di UE e Parlamento europeo.

Diciamo nel chiudere, per via dell’accostamento” mitologico” proposto, che la Blockchain stia mutando pelle e forma: lascia forse qualcosa della carica eversiva di vessillo punk per vincere il Capitalismo della Sorveglianza 20  cui da più parti si grida giustamente, e cede nel reale qualcosa dell’ideale si assoluta trasparenza che è rimedio peggiore del male.

Si integra, intersecando le differenti prospettive della Trasformazione digitale  con una attitudine metamorfica degna di Proteo 21: abilita nuove applicazioni, processi e filiere, in virtù di quel tracciamento digitale “ancorante” che spero di aver a mio modo disvelato, e che dice di una trasversalità quasi senza confini, tanto che il WEF preveda che 10% del P.I.L globale possa transitare entro il 2030 su questa tecnologia.

E stante la luce necessiti sempre del buio e la libertà rimandi alla catena come limite, chiudo nel nome di Holderlin e della splendida massima che faccio mia: ”dove è il pericolo, cresce anche ciò che da salvezza” 22.


    1 Una tipologie di servizio tecnologico, di terze parti, che fornisce informazioni esterne ad uno smart contract veicolato su Blockchain al fine di connettere quanto esogeno alla catena per attuare le condizioni della apodosi if cui segue il then dell’esecuzione automatizzata

    2 Le blockchain e gli smart contract non possono accedere a dati off-chain, cioè a quanto si trovano al di fuori del network. Tuttavia, per molti accordi contrattuali, è cruciale avere informazioni rilevanti dal mondo esterno per eseguire l’accordo. 
    Gli oracoli entrano in gioco qui blockchain, in quanto offrono un collegamento tra i dati off-chain e on-chain. Gli oracoli sono fondamentali all’interno dell’ecosistema blockchain in quanto ampliano la portata in cui gli smart contract possono operare, laddove senza di essi gli smart contract avrebbero un uso molto limitato, dato che potrebbero accedere solo a dati all’interno dei loro network.
    E’ importante sottolineare che un oracolo blockchain non è la fonte di dati stessa, ma piuttosto il livello che richiede, verifica e autentica le fonti di dati esterni per poi trasmettere le informazioni. I dati trasmessi dagli oracoli possono assumono forme differenti:  informazioni sul prezzo, il completamento con successo di un pagamento, o la temperatura misurata da un sensore

    3 Dal Greco n greco antico: Προμηθεύς, Promethéus, “colui che riflette prima”,: personaggio centrale della mitologia greca, fratello ( ne aveva 3) di Epimeteo che invece è “colui che riflette dopo”.

    4 Tecniche in greco

    5 L’intelligenza pratico-trasformatorio di cui è paladina, come la nascita dal cranio di Zeus attesta.
    Aveva infatti fagocitato Metis, di lei incinta, che in quanto “intelligenza” Zeus assai temeva. Per questo Atene, virginea e fiera, assurge ad emblema della Metis, di cui è nostro campione l’ eroe a lei più caro, Odisseo greco / Ulisse latino.

    6 Quando torneremo ad essere imbecilli, appunto in-baculus senza bastone, che indica appunto nel primigenio  significato quanto di debole, fiacco, malfermo: chi è senza bastone, necessitandone, appare fragile, impotente, senza forze. Così è l’intelligenza o il giudizio dell’imbecille, non è saldo sulle proprie sue gambe, impotente.

    7 Floridi riconosce differenti layer e gerarchie delle tecnologie a seconda delle diverse configurazioni della triade utente – tramite-suggeritore, dove da tecnologie di primo ordine – “terra che suggerisce l’aratro” o il sole che “promuove” il cappello e le lenti scure, o ancora la sabbia scottante che conduce al sandalo, – si passa a tecnologie che attraverso tecnologia suggeriscono tecnologia, per quelle cosiddette di terzo ordine.
    Nel primo ordine si pongono in mezzo, tra umanità e natura, mentre nel secondo ordine, invece, la tecnologia usata si pone in mezzo tra Umanità e altra tecnologia, dove su tutti ci illumina il cacciavite per avvitare una vite od una chiave rispetto alla serratura. Le tecnologie di secondo ordine hanno un certo grado di dipendenza da quelle di primo ordine, come dimostra una chiave che senza serratura da aprire sarebbe inutile.
    Infine, ultimo step la tecnologia si pone come mezzo tra tecnologia e altra tecnologia per le più avanzate, che si occupano di “rimuoverci” dal processo: pensiamo alle auto a guida autonoma, che si” guidano da sole” interagendo con altre auto e la strada.

    Da sottolineare come questa tassonomia non sia fissa, ma contestuale: ad esempio le forbici sono tecnologia del primo ordine se recidono una rosa e del secondo, se tagliano della carta. Possono essere anche di terzo ordine, se usate da un robot che taglia un panno di tessuto in fabbrica.
    Inoltre oggi tra la tecnologia e l’utente solitamente vi è un’interfaccia e lo stesso avviene tra essa e il suggeritore che oggi, con la diffusione della cultura dello user-friendly, magnetizza l’ attenzione alle esigenze dell’utilizzatore.
    Per approfondire il pensiero di Floridi si vedano “La  Quarta Rivoluzione”, Come l’infosfera sta trasformando il mondo o Etica dell’intelligenza Articiale, o Green&Blue, Pensare L’infosfera.

    8 In particolare modo, mi avvalgo degli spunti del testo di recente pubblicazione: Documanità.

    9 Vapore, elettricità e prima informatica a scandire i tre passaggi lenti.

    10 Scisso tra conscio ed inconscio.

    11 Riferimento qui al filosofo Byung Chul Han e le sue recenti opere di divulgazione, tra cui La società senza dolore, Psicopolitica, La scomparsa dei riti.

    12 Aracne venne trasformata in ragno, per aver sfidato Atena nel filare.

    13 Mauro Barberis, rettore dell’ Università di Udine.

    14 Proposto nel 1997 da Adam Back per proteggere Dos e limitare Email spam.

    15 Un attacco informatico che rende inaccessibile una rete o un servizio.

    16 Pseudonimo che cela un identità ancora anonima a dispetto delle mille illazioni.

    17 Si tratta di un rischio legato alle valute virtuali, e in particolare della possibilità di spendere più volte lo stesso importo, aumentando così il numero di valute in circolazione e ottenendo denaro in modo illecito.
    I sistemi centralizzati come i circuiti di pagamento ovviano a questo problema affidandosi a un intermediario.
    I sistemi decentralizzati come le blockchain invece adottano i meccanismi di consenso come il Proof-of-Work e il Proof-of-Stake.

    18 La moneta fiat, l’opposto della moneta – merce, è una valuta nazionale non ancorata al prezzo di una materia prima come oro o argento ma il cui valore è intrinseco. Il valore di una moneta fiat è legato in larga parte alla fiducia nei confronti dell’autorità che la emette, di norma uno Stato o una banca centrale.

    19 e cui chioso a margine non possa concedere totale plauso, in quanto di troppa trasparenza, diciamo si muoia, come per il buio, mentre la verità alberga sempre nei dis-velamenti che chiedono di luci ed ombre, chiaroscuri come è la vita.

    20 Per il termine, giusto tributare menzione alla sociologa Shoshana Zuboff e al suo testo.

    21 Proteo era una divinità mitologica marina greca, di probabile ascendenza egizia, in grado di mutare forma attraverso la profondità del mare e di predire il futuro a chi fosse stato in grado di catturarlo.

    22 Da Patmos, poema di Hölderlin del 1803.

    Tags: AIBitcoinBlockchainCryptoExchangeFiduciaIntelligenza artificialeLedgerMinersPoSProof of StakeProof of WorkSmart contractTransactionTransazioni
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