Tecnologia Blockchain nel commercio internazionale

Blockchain: strumento a 360°

Una delle caratteristiche chiave della tecnologia blockchain è la sua plasticità a la possibilità di poter adattare le proprie potenzialità a diversi settori, ottimizzando procedure già in essere e permettendo lo sviluppo di nuove modalità di lavoro e di business. D’altra parte, la ricerca dell’efficienza è propria di ogni movimento evolutivo e per questo intrinseca alla natura in generale, e a quella umana in particolare.

Dall’intersezione di questi due fattori si capisce come sia non solo utile ma ormai necessario valutarne l’applicazione in un settore complesso come quello del commercio internazionale; un settore chiaramente centrale nell’era globalizzazione, durante la quale ha assunto ancor di più un ruolo da protagonista nell’economia mondiale. Già ad una prima analisi, le principali caratteristiche che presenta la tecnologia blockchain offrono chiaramente vantaggi a 360°: la trasparenza e la conservazione dei dati per i numerosi documenti e certificazioni necessari; la possibilità di automatizzazione procedimenti che coinvolgono un ecosistema complesso di attori: dogane, trasportisti, terminali, forwarders, spedizionieri, banche, assicurazioni, compagnie marittime etc.

Ad ognuno di loro corrispondono una serie di azioni che la tecnologia blockchain potrebbe supportare, velocizzare e ampliare, abbattendo tempi di lavoro e costi.

La logistica

La crescita del commercio e la maggiore articolazione degli scambi hanno comportato la nascita di un universo via via più complesso e sofisticato di processi, regolamenti e certificazioni, che incidono sui costi totali e una cui parte sarebbe sicuramente evitabile: attualmente si considera infatti che circa il 20% di essi derivi appunto da componenti burocratiche di natura fisica che la digitalizzazione potrebbe eliminare, sommando al risparmio di costo-opportunità (tempo) anche quello di costo tout-court (si possono riassumere in quattro le categorie di documenti: quelli relativi alla compravendita per se, le liste presentate dall’esportatore prima dell’esportazione effettiva; i documenti di finanziamento del commercio  – come i crediti – e di trasporto e quelli relativi alle procedure in frontiera). 

In questo senso, la tecnologia blockchain potrebbe essere la piattaforma per accogliere e snellire pratiche e procedure, ad esempio:

  • Registro e gestione dei controlli su certificazioni internazionali, su nomenclature etc. in modo automatico, sicuro, trasparente e immodificabile;
  • Supporto e velocizzazione delle procedure di preclearing della merce – strumento che permette di realizzare direttamente in mare lo sdoganamento, riducendo i tempi di permanenza di container nei porti – con la massima trasparenza in tempo reale e coordinato anche livello di time schedule sequenziale dei diversi arrivi;
  • Velocizzare le pratiche doganali, automatizzando i passaggi più prettamente burocratici e fornendo strumenti di analisi e raccolta dati in tempo reale;
  • Potenziamento della velocità della catena logistica, della gate automation delle merci, di strumenti quali i fast corridor che trarrebbero ulteriore beneficio appoggiandosi alla potenza di calcolo offerta dalla tecnologia blockchain, dalla sua scalabilità e dalla sua intersezione con l’intelligenza artificiale.
  • Il potenziamento delle informazioni lungo tutta la supply chain grazie alla tracciabilità, intesa a 360 gradi: dai prodotti oggetto dello scambio (fin dalla loro origine primaria) di cui si potrebbero conservare tutti i dati (incrociabili poi con le certificazioni e i diversi step doganali), al vero e proprio spostamento fisico degli stessi nei container. In definitiva, utilizzando la blockchain lungo tutta la catena, sarà possibile seguire ogni passo di un prodotto: dalla sua origine fino alla sua ultima destinazione.

La dinamica finanziaria

È senz’altro molto interessante inquadrare la questione anche dal lato finanziario. Il rapido sviluppo che la Finanza Decentralizzata sta avendo, apre porte a scenari non ipotizzabili prima dell’avvento dellatecnologia blockchain.

Rendere possibile la realizzazione di transazioni in forma diretta e p2p, senza la necessità di intermediari bancari, potrà permettere infatti la partecipazione al commercio internazionale anche a piccole imprese e piccoli produttori, che – senza vedersi respingere da quelle che potremmo definire “barrirere di accesso” ai servizi finanziari dei canali tradizionali – potrebbero affacciarsi a questo mondo, facendosi chiaramente carico dei rischi che la gestione peer to peer comporta ma cogliendo parimenti anche le opportunità che il commercio può offrire.

Il mondo Defi  potrebbe espandere al massimo gli attori delle transazioni commerciali, dando accesso diretto ai servizi di finanziamento offerti da diverse imprese di tecnologia finanziaria, prescindendo dalla presenza di banche.  

E questa sorta di “democratizzazione” del risk taking, che acquisterebbe maggiore indipendenza dalla grandezza dei risk takers – in uno scenario dove la visione verrebbe prima della “taglia” – può essere pensata anche in forme più de-strutturate: ad esempio considerando la tokenizzazione degli asset e dei beni scambiati.

Il token (generato e gestito in trasparenza dalla tecnologia blockchain) può servire a rendere divisibili  anche unità che fisicamente non lo sono, le cui parti potrebbero poi essere oggetto di scambi, acquisti e vendite, in lassi di tempo limitati, specifici e modulabili. Come per le azioni rispetto alle società, anche gli stessi container potrebbero essere scomposti – virtualmente – in un insieme di token, ai quali corrisponderebbe ovviamente un determinato valore.

Invece di partecipare investendo nella società che commercia, si potrebbero veicolare investimenti spot su un determinato container o prodotto; investimenti che per la loro flessibilità e per la loro dimensione, potrebbero essere aperti ai più svariati profili di investitori, gestiti da smart contract; i token potrebbero essere sempre disponibili in ogni momento del viaggio – fino ad avvenuto lo scambio finale – variando il valore/premio per i possessori mano a mano che varia il rischio o che la necessità di finanziamento è più o meno alta da parte di chi mette a disposizione i token (magari adottando l’affascinante logica di valore relativo, alla base del successo di Uniswap)

Conclusione

Già da questa prima analisi, le porte che la tecnologia blockchain è in grado di aprire per il commercio internazionale appaiono numerose e complementari nella loro diversità. La cosa ulteriormente interessante è che, sia in uno scenario dominato dalla globalizzazione come quello che siamo stati abituati a pensare, sia in uno di ritorno verso un maggiore protezionismo – direzione in cui paiono muoversi alcune delle principali economie mondiali, tra le quali quella U.S.A. – la tecnologia blockchain potrà egualmente rappresentare un fattore determinante verso la massimizzazione dell’efficienza.

L’articolo Tecnologia Blockchain nel commercio internazionale proviene da Affidaty Blog.