Intro

Un libro mastro, delle informazioni/narrazioni e un processo di analisi, verifica e validazione dei dati. Detto in questo modo potrebbe far pensare a qualcosa di criptico, come un affare da servizi segreti. Invece, è esattamente l’opposto. 

Gli elementi della blockchain (spiegata al link qui), che definiamo per comodità un sistema tecnologicamente avanzato e trasparente che utilizza un approccio peer to peer per verificare e validare interazioni e transazioni tra utenti, sono di fatto gli stessi che utilizziamo ogni giorno anche senza rendercene conto. 

Social Networks

Pensiamo ai social network e, per metafora, immaginiamo Facebook come un grande libro mastro, su cui tutto viene registrato in tempo reale, destinato a rimanere come una gigantesca memoria che diventa immutabile; pensiamo alle sequenze, i cosiddetti blocchi, interazioni tra utenti all’interno di stessi topics o argomenti (ad esempio, per riportarla sui social, le narrative dei dibattiti o dei gruppi); e, per finire, al processo di scavo continuo che coinvolge ognuno di noi nel cercare fonti, confrontare informazioni, cercare di stabilirne l’importanza, la veridicità, l’attendibilità. 

Una metafora azzardata, mi rendo conto, ma tutto sommato il modo più semplice e diretto per capire cosa sia di fatto la blockchain

Se immaginassimo le storie come una specie di valuta (visto che il campo di applicazione più noto della blockchain è quello delle criptovalute), forse avremmo il quadro più chiaro. Le storie, le narrazioni, lo storytelling, sono i tanti scambi, le interazioni che danno forma al sistema sociale. 

Sono fatte di patti convenzionali in cui si spende tempo, attenzione, fiducia. Un patto in cui gli utenti “scrivono” ogni giorno i loro scambi arricchendo blocchi discorsivi dei loro comportamenti, rielaborazioni, interpretazioni, punti di vista: storytelling

Ecco un primo elemento di fondamentale e di assoluta importanza è questo. La scarsità. Anche se pensiamo al digitale come a un universo infinito, la blockchain traccia e fissa le interazioni e le attività partecipative degli utenti all’incorruttibilità del Libro Mastro. Che è un po’ come quelli che ti dicono, occhio a quello che scrivi sul web perché poi resta. 

Wikipedia

L’obiettivo in effetti, in questo tipo di rete è proprio questo. Far restare gli scambi in una sorgente autenticata e non manipolabile. Proviamo, però, a fare un altro esempio e, visto che il tema è quello dell’applicazione di questo sistema ad altri contesti che non siano il fintech, e dato che mi occupo di Digital Humanities, ovvero dell’allineamento delle competenze umanistiche o provenienti dalle scienze sociali alle potenzialità della tecnologia, proviamo ad allargare il campo su Wikipedia. 

Nata nel 2001 grazie all’intuizione di un gruppo di imprenditori tech tra i quali spicca Jimmy “Jimbo” Wales, migrato da una prematura carriera finanziaria al suo amore per la cultura enciclopedica, in un riassunto molto sintetico potremmo dire che assomiglia assai da vicino alla fisionomia della blockchain (spiegata al link qui). 

Wikipedia è un’enciclopedia libera creata da utenti, un libro mastro in cui le sequenze enciclopediche, lo storytelling dell’informazione (siano categorie di sapere o semplici voci) vengono costruite e corrette dai suoi membri in un continuo esercizio di verifica e validazione delle fonti (mining). 

L’obiettivo non è solo quello di contribuire al benessere intellettuale e conoscitivo dell’umanità (anche se, a detta di Wales, la motivazione originaria sembra essere proprio quella), piuttosto è scrivere un codice verosimile del sapere in modo che sia valido e accettato da tutti. 

Non sappiamo ancora quanto di tutto ciò possa diventare nei prossimi anni rilevante, ad esempio nel contrastare il dilagare devastante del mondo fake, ma è un fatto che il dibattito ormai è maturo per affrontare la questione.

Campi di applicazione

Il campo di applicazione della blockchain resta comunque molto vasto. In una bella ricerca di Deborah Maxwell, University of York, Chris Speed e Larissa Pschetz, University of Edinburgh, pubblicata nel 2017 con il titolo Story Blocks: Reimaging narrative through the blockchain, troviamo spunti interessanti. 

I ricercatori pubblicano tre esperimenti, che poi discutono fino a trarre delle conclusioni, ognuno dedicato a uno degli elementi della blockchain. Libro mastro, blocchi, processo di mining (spiegato al link qui). 

Sarebbe complesso descrivere in dettaglio il loro operato, per questo rimando alla lettura del paper. Quello che, però, viene fuori, è l’opportunità di implementare soluzioni per tutti quei campi, o piattaforme, di collaborazione che prevedono la condivisione e progressiva costruzione di un processo creativo, generando storytelling tangibile, verificabile, immutabile grazie alla blockchain

Sharing Economy

Abbiamo fatto l’esempio dei social media e di wikipedia. Pensiamo a quanto sarebbe importante, in contesti e modelli come i servizi di sharing economy, riuscire a usare la blockchain per regolamentare le transazioni commerciali, i comportamenti d’acquisto, l’opinione sulla validità ed effettiva efficacia di servizi (e va detto che, visto il momento, la maggior parte dei social oggi si è strutturata su una modalità commerciale, rendendo accessibili strumenti come API e protocolli, orientati a permetter agli utenti di vendere e acquistare prodotti d’ogni tipo secondo quella grande e annunciata rivoluzione del total commerce). 

Piattaforme di condivisione

Pensiamo a un altro ambito di creatività diffusa, e pensiamo ancora una volta alla situazione attuale. La pandemia ha fatto esplodere la necessità di collaborare mediante utilizzo di piattaforme spesso freeware, che non sono del tutto in grado di mantenere le promesse in termini di affidabilità, privacy, sicurezza. 

Oggi si progetta con Trello, con Slack o con Google Docs, prendiamo e scambiamo i file che ci interessano da Dropbox, li inviamo con Wetransfer, organizziamo webinar su Zoom, Teams, Skype o Streamyard (per citare alcuni esempi della miriade impressionante di tools). 

Tutti prodotti che, proprio in virtù dell’offerta di una base d’utilizzo gratuita, ottengono come controvaluta un accesso ai nostri dati. Non è un caso che si siano aperte in questi ultimissimi tempi problematiche, anche scomode, circa l’impossibilità di garantire la security dagli attacchi hacker o altro tipo di intromissioni. Il Cybercrime impazza dove il sistema è più debole e aperto. L’esplosione dell’e-commerce su tutti i canali digitali non può che complicare le cose.

Filiera collaborativa

Oltre al rapporto tra broadcaster o retailer di servizi digitali e utenti, c’è la spinosa questione del rapporto tra colleghii inseriti in una filiera collaborativa. 

In un processo creativo che si rispetti il risultato viene garantito da uno schema di lavoro che prevede passaggi, feedback e nuove elaborazioni (si pensi, ad esempio, la questione agenzie e clienti). 

La blockchain è un sistema trasparente che di fatto può contribuire a rendere più efficiente l’evoluzione di un lavoro nel rispetto dei ruoli, degli obiettivi e delle attività. 

Anche in questo caso ci troviamo nell’emergenza dello smart working che, però, può diventare a tutti li effetti un’opportunità. Il tempo ci dirà quale sia la direzione migliore da seguire.

Humanities e Cultura

Lascio per ultimo, ma non per ordine di importanza, ma per semplice priorità degli argomenti, la questione Humanities e Cultura. 

In questi settori le possibili applicazioni sono infinite. Si pensi ad esempio alla possibilità di censimento delle opere di un artista, magari riuscendo a codificare e fissare i diversi spostamenti che un’opera ha fatto nelle sue traversie tra acquisizioni, collezioni, stoccaggi nei magazzini di uno o l’altro museo, creando effettivamente uno storytelling dell’opera. 

Un elemento essenziale sia per il controllo dell’autenticità di una produzione sia per il monitoraggio e la traccia di opere che potrebbero restare dimenticate o, magari, venire trafugate. Allo stesso modo, la blockchain (spiegata al link qui) può divenire utile per i lavori di ricostruzione e censimento di opera letterarie, come nel caso dei sistemi archivistici e bibliotecari. 

Sono solo esempi, ma il punto sostanziale è che questa tecnologia ha bisogno di una certa dose di astrazione e immaginazione per aprire gli orizzonti a un suo impiego più che efficace. 

Concludiamo quindi dicendo che, rispetto al tema dello storytelling, se le storie sono la moneta dell’economia e della interazioni tra utenti (citando le tante Stories che oggi hanno spazio nei maggiori social), ci troviamo nella fase di passaggio epocale in cui gli utenti, una volta assaporata la libertà esplosiva e molecolare della rete, tornano alla necessità di costruire percorsi di senso più sicuri e misurabili. 

L’articolo Storytelling in blockchain proviene da Affidaty Blog.