Intro

Dal 1994 questo laboratorio ha iniziato a sviluppare le prime applicazioni di condivisione della realtà con quello che all’epoca era un rudimentale mondo digitalizzato.

Spesso leggo notizie, anche da testate autorevoli, che riportano la realtà di quello che a molti piace chiamare metaverso ma che dal punto di vista tecnico e di ricerca, o meglio ancora, dal punto di vista del mondo informatico complessivo, gli esperti di settore e gli operatori sono abituati a chiamare così come fu definito proprio nel 1994 agli albori della stesura delle prime leggi istitutive della materia ovvero VRO virtual and room object;
un acronimo che oggi fa sorridere perché in realtà, tradotto nella nostra lingua diventa “stanze e oggetti virtuali” quando oggi siamo sostanzialmente in grado di virtualizzare praticamente qualsiasi cosa esistente sul pianeta e anche ciò che ancora non esiste, ma all’epoca era un termine veramente rivoluzionario. 

I sistemi VRO sono strumenti che hanno un principio costitutivo molto importante, ovvero non nascono per essere strumenti che devono determinare e dominare l’individuo e i suoi comportamenti, ma al contrario nascono come strumenti che sono la continuazione naturale e il miglioramento delle caratteristiche dell’essere umano. 

Questo significa che lo sviluppo di un sistema VRO, perché di sistemi stiamo parlando e non di singole applicazioni, viene progettato e creato con lo scopo preciso di aiutare l’utente a migliorare determinate sue attività. 

Alla base dei sistemi VRO c’è l’elemento fondante della determinazione del dato in capo all’utente e non in capo ad un gestore a cui vengono in maniera diretta o indiretta, con volontà o senza volontà, trasferiti i diritti di gestione di tutti i nostri dati. 

Quando ci affacciamo (da adesso in avanti utilizzerò la parola metaverso per definire la materia così da renderla più comprensibile anche chi tecnico non è) al mondo del metaverso ci rendiamo conto che vediamo solamente quella che è l’interfaccia esteriore dei sistemi ovvero la grafica e la modalità di coinvolgimento negli ambienti che vengono progettati dagli sviluppatori, ma in realtà i sistemi applicati al metaverso sono molto di più; noi oggi possiamo distinguere tra metaversi di tipo gaming, social o business and learning oriented e questo ci permette già di comprendere sin dal principio quanto sia già suddivisa la parte di sviluppo delle singole piattaforme ed applicazioni in funzione della radice dalla quale provengono. 

Noi siamo specializzati e da anni studiamo quello che può essere definito l’unico metaverso business and learning oriented attualmente ed estremamente sviluppato ovvero, lo sviluppo di un vero e proprio sistema operativo e di una tecnica di modellazione e progettazione delle applicazioni che permette l’integrazione di tutto ciò che è esistente oggi a livello informatico sotto forma di integrazioni. 

Per integrazione si intende la possibilità per un ambiente VRO di poter acquisire un elemento digitalizzato, informatizzato e realizzato anche con tecnologia differente; per esemplificare: se realizzo una VRO che rappresenta un ufficio e in questo ufficio ho virtualizzato il mio personal computer, sullo schermo di questo personal computer virtualizzato avrò la possibilità di far comparire la schermata reale del computer che io sto utilizzando fisicamente e realmente in ufficio, questo mi permette di interagire, attraverso i comandi di integrazione della VRO, direttamente con l’applicazione che è riportata e che viene visualizzata per tramite dell’ambiente immersivo. 

E da questo esempio, ovviamente, se ne possono trarre altre centinaia come per esempio il medico che consulta in uno studio virtualizzato la cartella clinica del paziente, non trasferendo alcun dato all’interno del mondo VRO ma mantenendo la gestione del dato all’interno dei sistemi informatizzati che sono regolamentati da dispositivi quali per esempio la gdpr o altre normative europee. 

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