Cominciamo questo breve viaggio con un po’ di storia: la creazione del Bitcoin nel 2009 vede anche la nascita ufficiale della tecnologia blockchain che, negli ultimi mesi, è sempre più sotto le luci dei riflettori dei quotidiani tecnologici, e non, di tutto il mondo.

Si può far coincidere la nascita dei registri distribuiti (DLT) contestualmente allo sviluppo della tecnologia inventata da Satoshi Nakamoto.

È più recente l’utilizzo che viene fatto della tecnologia blockchain per la convalida dei dati di tracciabilità logistica e di rintracciabilità di origine di una filiera del settore agroalimentare.

Blockchain applicata al made in Italy

Titoli su titoli si accavallano nel tabloid e nei vari blog: “La blockchain al servizio del Made in Italy”.

Ma la domanda che i molti analisti si pongono è questa: sarà la blockchain la tecnologia che ci permetterà di salvaguardare la filiera agrifood a discapito delle molteplici contraffazioni ai danni dei prodotti italiani di qualità?

Per le aziende, pare essere di natura strategica la principale sfida in merito all’adozione della tecnologia blockchain.

Questo tipo di tecnica, infatti, è un processo che deve prevedere una pianificazione a medio/lungo termine: in una fase iniziale il gap efforts/benefits può anche essere elevato, tuttavia con l’incremento dei nodi della rete, l’aumento dei fornitori che vogliono diventare attori partecipanti alla filiera, non solo si raggiunge il risultato prefissato, ma si aprono anche scenari futuri del tutto inimmaginabili.

Caso d’uso blockchain applicato all’olio toscano

In questo contesto può esserci d’aiuto l’esperienza personale inerente al mondo del tracciamento della filiera dell’olio extra vergine di oliva Toscano di alta qualità.

In questo contesto, nel 2018, (l’azienda ha applicato la) l’applicazione della tecnologia blockchain alla tracciabilità dell’olio extra vergine di oliva ha reso possibile godere di alcuni dei maggiori vantaggi che offre la blockchain quando applicata ad un contesto di questo tipo:

  • unificare lo scambio delle informazioni tra gli attori della filiera;
  • ridurre il tempo di lavoro degli utenti con conseguente abbassamento dei possibili errori umani;
  • semplificazione della gestione dei dati dei processi operativi interni;
  • esternalizzare il proprio sistema hardware ‘on prem’ verso il Cloud distribuito;
  • creare, in questo specifico contesto, una propria best-practice che permette di coinvolgere maggiormente i principali attori della filiera dell’olio extra vergine di oliva.

Attraverso i vari “canali” della BC in analisi è possibile eseguire delle interrogazioni ed ottenere in risposta tutte le informazioni inerenti la technical sheet e la tasting sheet del prodotto, il codice e la quantità di lotto prodotti, il codice del lotto del blend di olio extravergine di oliva del prodotto confezionato, tutto l’archivio delle Aziende Agricole, dei frantoi e dei passaggi che ha avuto la materia prima.

In quanto blockchain, può anche essere visionato il registro delle transazioni avvenute per il prodotto a partire dalla fase inziale di ordine da parte del cliente, con l’evidenza di tutti gli step logistici della spedizione della merce.

All’interno del motore girano i vari “ingranaggi”, ovvero gli Smart Contract, che gestiscono in maniera autonoma lo scambio e la validazione delle informazioni fra gli attori della filiera.

Per tutti i partecipanti della supply chain accreditati sulla blockchain è stato istituito un disciplinare informatico alla quale devono adeguarsi.

Facciamo un esempio pratico: se un fornitore vende del prodotto di origine contraffatta, tramite il sistema interno di tracciabilità della blockchain è possibile trovare il problema e, naturalmente, fermare il business con il fornitore. Queste informazioni che prima erano endogene, quindi scritte solo nell’ERP interno aziendale, oggi, grazie all’applicazione della blockchain a questo contesto, sono state rese esogene.

Il fornitore scriverà le informazioni direttamente in un ambiente condiviso, pubblico e immutabile e quindi i dati saranno visibili da parte di tutti gli attori della filiera.

È vero anche il caso opposto. Se un fornitore vende un prodotto di origine garantita e certificata, il sistema di tracciabilità della blockchain può confermare tali informazioni ed utilizzando la blockchain vi è una doppia validazione dei dati. Il fornitore scrive le informazioni e i vari partecipanti convalidano successivamente il dato in modo inalterabile.

Un ulteriore aspetto importante derivante dai concetti e dagli strumenti insiti nella blockchain  permette di delegare il processo decisionale agli Smart Contract presenti nella piattaforma in modo da rendere ancora più performante tutto il sistema informatico aziendale, riducendo il tempo di lavoro “umano” e i “costi operativi”.

Queste evoluzioni stanno avvenendo step by step all’interno della catena. In futuro, utilizzando un contratto intelligente, sarà possibile affidare alla blockchain la gestione dell’intero piano di produzione (dalla necessità degli approvvigionamenti sino alla gestione puntuale dei rapporti di confezionamento).

Evoluzione 

Gli analisti prevedono che entro pochi anni i dati di tracciabilità a salvaguardia del “Made In Italy” saranno scritti sui nodi della tecnologia blockchain, quindi non è solo plausibile che questa tecnica possa aiutare in molteplici ambiti, anzi sarà la challenge principale per le aziende che hanno gli occhi proiettati verso il futuro.

Dal mio punto di vista, come studioso di tecnologia blockchain, ho maturato un’idea del tutto personale in questo ambito: la mia personale esperienza mi porta a pensare che questo tipo di tecnologia non sia semplicemente un metodo o un algoritmo, bensì un intero processo gestionale che parte da un’idea e si evolve in una fitta rete di nodi e di attori che condividono regole ferree per la validazione dei dati.

L’articolo La sfida per le aziende del futuro: la blockchain per il Made in Italy proviene da Affidaty Blog.