Si parla spesso di criptovalute e riciclaggio. Bitcoin e la maggioranza delle criptovalute non permettono operazioni anonime ma pseudo- anonime.

In aggiunta le transazioni avvenute su blockchain, i bilanci e gli address sono generalmente pubblici facilitando ulteriori analisi. Questo limita operazioni di riciclaggio che possono essere svolte utilizzando le blockchain Bitcoin, Ethereum o altro.

Il termine pseudo-anonimo si riferisce al fatto che gli address sulle blockchain non comunicano esplicitamente l’identità dell’utente, ma è comunque possibile e nemmeno troppo difficile collegare questo dato a informazioni sensibili che permettono di identificare l’utente.

Per identificare un utente bisogna pensare fuori dagli schemi, fuori dai blocchi della blockchain.

Vediamo insieme alcune delle metodologie usate per fare questo

  • Quando si acquistano criptovalute utilizzando un Exchange, la piattaforma trattiene dati che permettono di riconoscere l’identità deludente, il passaporto, la carta di credito e tante altre informazioni che le chiede per registrarsi e abilitarsi all’acquisto. Queste informazioni possono essere utilizzate dalle autorità per indagini.
  • Tramite l’analisi delle transazioni avvenute all’interno di una blockchain è possibile collegare dati pseudo-anonimi a dati concreti riferiti a persone reali.
  • Associare un determinato indirizzo ad informazioni presenti sui social, per esempio quando si chiedono donazioni in criptovalute utilizzando la propria identità in chiaro.
  • L’ I.R.S può avvalersi dei servizi di startup come  Elliptic e Chainalysis (https://fortune.com/2017/08/22/irs-tax-cheats-bitcoin-chainalysis/).
  • Da settembre 2020 il governo degli Stati Uniti d’America sta sperimentando l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per identificare gli utenti alla base delle transazioni (https://www.vice.com/en/article/wxq9xx/the-irs-wants-to-buy-tools-to-trace-privacy-focused-cryptocurrency-monero)

Focalizziamoci sulla blockchain Bitcoin, quali debolezze possono favorire il riciclaggio di denaro sporco?

Per design la blockchain Bitcoin ha implementato un modello di transazioni che non permette di collegare direttamente gli input ai nuovi output.

Sintetizzando (qualcuno storcerà giustamente il naso per la spiegazione semplicistica), questo rende per esempio possibile ad un address di ricevere una moltitudine di transazioni e restituirne altrettante senza mostrare legami tra ciò che è arrivato e ciò che è stato mandato (https://arxiv.org/pdf/2010.15082.pdf).

Coin Mixer e le loro diverse tipologie di strategie

Il meccanismo descritto sopra è la base del funzionamento dei Coin Mixer.

Ci sono differenti strategie di Coin Mixer che possono variare da soluzioni centralizzate assoluzioni totalmente decentralizzate e distribuite.

Le più comuni sono le soluzioni centralizzate: questi servizi accettano felicemente pagamenti in Bitcoin e mandano coin in risposta; più persone utilizzano un servizio simile e più sarà difficile per un esterno collegare i Coin entrata con i Coin in uscita.

Una soluzione centralizzata simile presenta comunque dei problemi, non è un sistema totalmente trustless, perché il Coin Mixer e chi lo gestisce potrebbe ricollegare le tracce delle operazioni, quindi un’autorità potrebbe forzare un’azienda che offre questo tipo di servizio a mostrare i dati che permettono il riconoscimento e la tracciabilità degli utenti stessi che ne hanno fatto uso.

Un’altra problematica si presenta quando un Coin Mixer centralizzato semplicemente non restituisce il pagamento, rubando di fatto le criptovalute agli utenti.

Alcune soluzioni hanno provato a risolvere queste problematiche permettendo a gruppi di utenti di cooperare in un grande pagamento diretto a se stessi utilizzando un sistema decentralizzato di fatto.

Facendo un esempio potremmo immaginare un migliaio di utenti mandare tutti la stessa somma su nuovo address, fare un merge in una grande transazione dove ognuno riceve la stessa somma mandata indietro: un letterale scambio di criptovalute per far perdere le tracce, sfruttando la debolezza descritta sopra nel design delle transazioni della blockchain Bitcoin.

Perché usare un mixer

La risposta più stereotipata è superficiale sarebbe per riciclare denaro, ma la realtà è sempre più complessa.

  • Il semplice diritto di non voler far sapere come e quanti soldi stai spendendo, specialmente se l’utente abita in luoghi dove è facile essere perseguitati da governi poco o per niente democratici.
  • Giornalisti e/o attivisti a cui hanno bloccato conti bancari, ma non wallet dove possono ricevere pagamenti in criptovalute, possono servirsi dei mixer per essere pagati e/o pagere senza dover subire ritorsioni.
  • Un altro caso è quello di regimi fiscali restrittivi. Uno su tutti quello relativo le “sex worker”: esiste la problematica comune di come poter pagare tasse in uno stato che magari non ha legiferato su quel settore; in questo caso, le criptovalute ed i mixer permettono a questi professionisti di essere correttamente pagati per il loro servizio svolto senza dover temere multe per colpa di un immobilismo culturale.
  • Infine la motivazione più semplice e prevedibile al “perché usare un mixer” è quella di riciclare denaro sporco proveniente da attività riconosciute illecite in maniera universale.

Ricordiamoci quindi che il termine illecito non sempre corrisponde a qualcosa che si può condannare moralmente e totalmente, delle volte un illecito è giudicato tale da un sistema giudiziario che viola sistematicamente i diritti delle persone.  Questo è facile vederlo in Paesi dove vige una forte repressione, magari su temi ampiamente accettati nel resto del mondo come la libertà di abortire o di amare una persona dello stesso sesso. In questi casi i Coin Mixer possono finanziare operazioni d’attivismo considerate illecite da un governo fondamentalista.

Provvedimenti contro i Coin mixer

Nel 2019 ci sono state molte iniziative per contrastare servizi di Coin Mixing, specialmente in Europa da parte di Europol e FIOD (https://cointelegraph.com/news/europol-shuts-down-200-million-crypto-mixing-service-bestmixer).

Nel Febbraio 2020 è stato arrestato Larry Harmon per aver favorito milioni di dollari di riciclaggio di denaro sporco sulla sua piattaforma Helix (https://www.justice.gov/opa/pr/ohio-resident-charged-operating-darknet-based-bitcoin-mixer-which-laundered-over-300-million).

Nell’estate nel 2019 abbiamo assistito all’annuncio della chiusura di Bitcoin Blender, dopo anni di attività.

Va notato che soluzioni decentralizzate sono molto più difficili da contrastare rispetto a quelle centralizzate, perché nel caso di un servizio centralizzato è possibile colpire con precisione le persone e le infrastrutture che offrono questo servizio. Nel caso di soluzioni decentralizzate, invece, questo si complica.

Possibili sviluppi futuri del constrasto al riciclaggio utilizzando Bitcoin:

I Coin Mixer non sono strumenti perfetti, ma possono garantire un alto livello di privacy, sebbene non totale.

Uno strumento efficace e da esplorare sarà sicuramente l’utilizzo dell’ intelligenza artificiale, vedremo il sorgere di modelli che possono contrastare rapidamente e con alta accuratezza pattern noti utilizzati nelle strategie di evasione e offuscamento.

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