Introduzione
In questo articolo ci concentreremo su un aspetto della blockchain che spesso passa in secondo piano rispetto alle tematiche più prettamente legate all’ambito economico/monetario ma che in realtà sta alla base di alcune delle applicazioni più celebri della tecnologia, in primis gli NFT.
Molto spesso si sente parlare della fantomatica scarsità digitale, introdotta dalla prima blockchain della storia, quella di Bitcoin.
Si tratta infatti di un tema fondamentale per comprendere le potenzialità della tecnologia. Oggi però ci occuperemo di qualcosa di leggermente diverso: non di scarsità, bensì di unicità digitale.
Se con la scarsità si tentava di riprodurre, nel digitale, un fenomeno reale e fisico come quello della limitatezza delle risorse naturali, quando parliamo di unicità, viene spontaneo pensare immediatamente al mondo dell’arte, forse il campo in cui per eccellenza il valore deriva da questo attributo, dal fatto che ogni opera è unica.
Ma siamo sicuri che sia realmente unica?
Da che si ha memoria, l’uomo ha sempre cercato di riprodurre opere d’arte, anche con estrema fatica (si pensi alla silografia e altre tecniche simili).
Vale la pena citare il celebre saggio del filosofo Walter Benjamin:
“L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità”.
Benjamin, nel 1936, già metteva in luce come il progresso tecnologico, nella società industriale dei suoi tempi, avesse reso estremamente più facile riprodurre e rendere fruibili a chiunque le opere d’arte.
Benjamin metteva al centro della sua riflessione lo stretto legame tra l’avanzamento tecnologico e la riproduzione di massa delle opere ma si restava pur sempre entro i limiti imposti dalla fisicità delle opere.
Il mondo è cambiato molto dagli anni ’30 e la rivoluzione digitale che abbiamo vissuto e che tutt’oggi stiamo vivendo ha amplificato esponenzialmente le tesi di Benjamin.
Sì, perché, spostandoci dal mondo fisico al digitale, il costo della riproduzione di un’opera diventa realmente irrisorio, tanto da considerarsi pari a zero.
Pensiamo a un quadro, prendiamo come esempio la Gioconda di Leonardo Da Vinci.
Prima che esistesse il digitale, l’unico modo per produrre una copia dell’opera era ridipingerla, cercando di attenersi il più possibile all’originale.
Più semplice è invece la riproduzione di opere d’arte litografiche, tramite la meccanicizzazione di un processo che, nel caso del quadro, era esclusivamente manuale.
Veniamo ora al digitale: che costo ha riprodurre un’opera d’arte digitale?
Come dicevamo, nessuno. Si tratta di un file digitale, un insieme di byte. Basta fare copia-incolla e saremo sicuri di avere una riproduzione perfetta dell’originale.
Oltre all’estrema facilità del processo, si noti anche che la copia ottenuta sarà identica a quella di partenza, non simile, a differenza di una riproduzione di un quadro. Se a ciò aggiungiamo un’altra caratteristica del mondo digitale in cui viviamo, ovvero l’interconnessione e la velocità garantite da internet, otteniamo come risultato che un’opera d’arte digitale può essere copiata e diffusa su scala globale nel giro di pochi secondi.
Cosa c’entra con tutto ciò la blockchain?
Spesso la blockchain viene, erroneamente, associata esclusivamente alle criptovalute, valute digitali che la utilizzano come infrastruttura per effettuare transazioni. In realtà, come dimostra un mercato in costante crescita ed espansione, sono molti gli ambiti di applicazione della tecnologia blockchain e la sua portata innovativa non si limita al solo mondo economico-finanziario.
Per comprendere al meglio il tema dell’unicità digitale nell’ambito di questa tecnologia, dobbiamo necessariamente introdurre qualche termine tecnico.
La blockchain permette la creazione di asset digitali di vario tipo, tra i quali abbiamo in primo luogo le già citate criptovalute, che solitamente sono definite come asset primari. Le criptovalute sono poi affiancate da tutti quelli che vengono definiti asset secondari, a cui ci si riferisce tradizionalmente con il termine “token”.
Che cos’è un token? Si tratta essenzialmente della rappresentazione digitale di un asset (fisico o digitale), dove con asset, in ambito finanziario, si fa riferimento a qualsiasi cosa possa avere un valore monetario.
Praticamente ogni cosa, dunque, può essere rappresentata da un token su blockchain: un quadro, un bene immobile, un’opera d’arte digitale e via discorrendo.
Una delle caratteristiche con cui si classificano questi token è la cosiddetta fungibilità, ovvero l’intercambiabilità con unità dello stesso tipo.
Facciamo un esempio legato al mondo fisico: la moneta è un bene fungibile. Due monete da un euro possono essere scambiate tra di loro, hanno lo stesso valore.
Un esempio di bene non fungibile è invece la già citata Gioconda di Leonardo. È unica e non interscambiabile.
La proprietà di fungibilità o meno dei token, porta alla loro suddivisione in due grandi categorie:
- Token fungibili
- Token Non Fungibili, i cosiddetti NFT
In questo articolo ci interessa solo la seconda categoria, quella degli NFT. Come dicevamo, gli NFT rappresentano asset unici, non intercambiabili e, aggiungiamo un altro concetto, anche non divisibili.
A differenza di una moneta da un euro, che può essere divisa in due monete da 50 centesimi, la Gioconda ha valore nella sua interezza, in quanto opera unica. Non possiamo tagliarla in due parti e pensare che ogni parte abbia metà del valore dell’opera intera.
Considerate tutte queste caratteristiche, capiamo quindi come gli NFT si prestino molto bene al mondo dell’arte.
Dobbiamo infatti pensare agli NFT come a degli identificativi, registrati su blockchain, che rappresentano univocamente un asset non fungibile e ne associano il possesso a un proprietario.
La blockchain, e in particolare gli NFT, rappresentano, in questo senso, una vera e propria rivoluzione, rendendo per la prima volta possibile e programmabile l’unicità digitale.
Tornando al tema della replicabilità intrinseca del medium digitale, uno dei problemi più complessi derivanti da questa caratteristica del digitale è quello di stabilire con certezza la proprietà in un mondo sempre più digitalizzato. Se prima d’ora era difficilissimo, se non impossibile, riuscire a riportare nel mondo digitale l’unicità del mondo fisico, ora, utilizzando la blockchain si può certificare l’autenticità e la proprietà di qualsiasi asset digitale, con la sicurezza estrema garantita dalla crittografia che sta alla base di questa tecnologia.
Ciò vuol dire che ogni problema legato all’unicità digitale è stato risolto?
Ovviamente no, restano innumerevoli questioni aperte e ancora da definire. Su tutte la regolamentazione dal punto di vista giuridico degli NFT, dal momento che si sta parlando di un mezzo per identificare la proprietà.
Nonostante tutte le criticità e le questioni ancora da definire, resta di estrema importanza la portata innovativa della blockchain in questo ambito, come dimostra il fatto che siano nati attorno al mondo degli NFT dei mercati che hanno fruttato milioni di euro.










