Strumento di innovazione e promozione di prodotti del territorio, processi di governance e beni digitali a livello nazionale.
Negli ultimi anni, la trasformazione digitale, intesa come un nuovo modello di organizzazione e gestione di processi da parte di individui, aziende e organizzazioni, risulta essere uno dei paradigmi principali attraverso cui si crea innovazione.
Un cambiamento radicale rispetto ai processi analogici che impatta e propaga evoluzione in varie sfere della società umana, tra cui i rapporti sociali tra individui e imprese, i modelli di marketing, le modalità di acquisto di beni e servizi, i canali di fruizione di informazioni e le caratteristiche ed il concetto stesso di denaro.
In merito a ciò, è interessante riflettere su quanto processi e tecnologie digitali stiano creando un vero e proprio nuovo mondo, in cui la prossimità fisica non è più condizione necessaria per interagire con i diversi attori che formano il contesto economico e sociale, realizzando appieno peraltro, le riflessioni del sociologo Emile Durkheim per quanto riguarda il passaggio da una società premoderna, basata su un basso livello di differenziazione del lavoro e su reti relazionali perlopiù basate sull’interazione di prossimità, alla società moderna, in cui il grado di specializzazione e divisione di lavoro, prodotti e servizi è cresciuto esponenzialmente insieme ad un’evoluzione dell’universo relazionale verso la formazione di rapporti non più basati sulla familiarità con i nostri interlocutori, quanto sulla loro funzione sociale, rendendo possibili relazioni economiche, sociali e finanziarie, come l’acquisto di un prodotto in un supermercato, in cui i due nodi dell’azione spesso sono completi estranei.
Con la digitalizzazione, si può argomentare come sia stato fatto un salto ulteriore, se si considera che le operazioni economiche e sociali non solo prescindono dalla familiarità tra gli interlocutori, ma, prendendo ad esempio l’acquisto di una criptovaluta su un exchange, l’interlocutore è una piattaforma digitale, rimuovendo spesso in modo completo la partecipazione umana dal processo, perlomeno in termini di percezione dell’utente.
Questo contesto in evoluzione rende sempre più necessari meccanismi che possano garantire un alto livello di fiducia, fattore determinante per facilitare qualsiasi tipo di transazione, ai fruitori di prodotti, servizi e relazioni basate sul digitale; un alto grado di fiducia è infatti un elemento fondamentale per facilitare qualsiasi tipo di transazione, particolarmente quelle in cui l’identità, l’accountability e la reputazione dell’interlocutore sono sempre più sfumate.
Relativamente a queste neo-necessità, la tecnologia blockchain può giocare un ruolo cruciale grazie ad alcune caratteristiche come la decentralizzazione e la modalità di registrazione dei dati caricati sui blocchi, che rende più difficili cancellazioni e modifiche a posteriori di tipo fraudolento.
Se da un lato, questa tecnologia è ad oggi nota soprattutto per la sua applicazione finanziaria con le criptovalute, denaro virtuale scambiabile senza la necessità di intermediari in senso stretto, vi sono alcune declinazioni alternative, meno conosciute e meno sperimentate, che hanno potenzialità di impatto in molti ambiti e settori produttivi.
Per esempio, la caratteristica di affidabilità dei dati raccolti su blockchain rende questa tecnologia particolarmente interessante come strumento di tracciabilità dei processi di produzione agro-alimentari, pilastro della cultura italiana e settore economico strategico: più 300 prodotti con certificazioni di qualità (DOP, IGP, SGT), più di 500 vini DOC, DOCG, IGT, per un valore aggiunto nel 2021 di 64 miliardi di euro e un valore delle esportazioni di 50 miliardi di euro; valori che però impallidiscono rispetto al valore mercato dell’Italian Sounding, ovvero l’improprio utilizzo di nomi, loghi e immagini che emulano il Made in Italy, ma che di italiano non hanno nulla, un mercato che, secondo le stime di Coldiretti e Filiera Italia, vale più di 100 miliardi di euro.
Proprio a questo proposito, la blockchain potrebbe rivelarsi uno strumento importante per combattere questo fenomeno, permettendo alle aziende italiane di difendere le innumerevoli produzioni di qualità che costituiscono il patrimonio gastronomico italiano.
In questo contesto, la blockchain può essere utilizzata sia dagli enti certificatori, che dalle aziende su loro iniziativa, per raccogliere e distribuire dati sui processi produttivi, rafforzando il legame di fiducia con il consumatore e permettendo di consultare facilmente data e ora di produzione, origine delle materie prime, modalità di produzione e altri aspetti che la singola azienda o ente ritiene rilevante certificare e trasmettere. Un’applicazione particolarmente interessante che peraltro richiede una sempre più profonda interconnessione della tecnologia blockchain con altri sistemi digitali, in particolare l’Internet of Things e l’Artificial Intelligence, al fine di aumentare le garanzie di affidabilità dei dati e di promuovere elevati livelli di fiducia nei consumatori.
Un’altra applicazione, ad ora ancora poco discussa, della tecnologia blockchain è quella delle Decentralised Autonomous Organisations. Infatti attraverso le criptovalute, è possibile creare organizzazioni, il cui funzionamento e processi decisionali avvengono in maniera decentralizzata attraverso l’acquisto di token di governance, gettoni virtuali che conferiscono agli utenti partecipanti diritto di voto e di proprietà frazionaria del progetto. Di norma queste organizzazioni si formano rispetto ad un obiettivo condiviso dai partecipanti; sebbene il quadro legale sia ancora impreparato, è interessante riflettere sulle potenziali future implicazioni di questi modelli organizzativi che hanno la possibilità di farsi sempre più largo come un’alternativa completamente digitale alla creazione di aziende in cui proprietà e management sono distribuite tra i partecipanti in base al loro committment finanziario al progetto, replicando alcune caratteristiche delle società per azioni, oltre a poter diventare un valido strumento di governance per consorzi e organizzazioni a carattere associativo utile a coinvolgere direttamente gli associati nei processi decisionali e nell’operatività di suddetti enti.
Una terza declinazione, più nota e l’ultima su cui mi soffermerò in questo articolo, è quella dei Non-Fungible Tokens, tecnologia che permette la creazione di token unici associabili a contenuti multimediali come immagini, video e file audio.
Un NFT, infatti, rappresenta un certificato di proprietà programmabile di prodotti digitali, permettendo ad artisti e creator, ma anche ad aziende e organizzazioni, di mettere in vendita beni digitali, avendo completo controllo sui diritti di proprietà, modalità di distribuzione e applicazione di royalties; inoltre, in molte iniziative, l’utente che acquista un particolare NFT ha diritto a benefici connessi alla sua proprietà come l’accesso a club esclusivi o il diritto di utilizzare l’immagine o il file audio a fini commerciali.
Insomma uno strumento, se non si fosse intuito da queste righe, che ha il potenziale di rivoluzionare moltissimi ambiti: a partire dal permettere ad artisti e creator un maggiore controllo delle proprie opere, al costituire un’interessante opportunità per aziende e organizzazioni di costruire sia una nuova fonte di entrate, ma anche un innovativo strumento di marketing e fidelizzazione della clientela fornendo vantaggi in termini di sconti e accesso a prodotti e servizi esclusivi per tutti quei clienti che decidono di acquistare e tenere nel proprio wallet un particolare Non-Fungible Token.
In conclusione, ammesso che aziende, individui, istituzioni e organizzazioni riescano a coglierne le opportunità e risolverne le criticità applicative, pare, ed è auspicabile, che la blockchain possa costituire un strumento di innovazione con la potenzialità di giocare un ruolo incredibilmente rilevante per il patrimonio economico, sociale e culturale della nazione italiana.










