Sono cresciuto facendo il videogiocatore semi-professionista e dal 2013 mi occupo di blockchain.
Ho iniziato facendo mining di Bitcoin con una sola scheda grafica, da lì l’attività è cresciuta fino ad arrivare a usare una centrale idroelettrica e delle pale eoliche dedicate.
In parallelo all’attività imprenditoriale sono attivo come Head of blockchain research area presso l’Istituto Sistemi Informativi e Networking (ISIN) dell’ università SUPSI a Lugano.
Nel 2020 ho deciso di cedere le attività di mining per fondare una nuova realtà, Pepper, azienda che unisce le mie due più grandi passioni: blockchain e gaming.
Ed è proprio dal gaming che voglio iniziare.
Il mercato globale del gaming, solo nel 2020, ha generato introiti per 159.3 miliardi di dollari.
I giocatori registrati sono stati invece 2.69 miliardi, con una previsione di crescita entro il 2023 fino a 3.07 miliardi.
Questi, sono indubbiamente numeri da capogiro per un settore che è attualmente sottovalutato da molti.
Come team di giocatori che sta cercando di spingere i giochi blockchain, inizialmente abbiamo pensato che i giocatori non capissero i vantaggi delle criptovalute all’interno dei giochi.
Ora, crediamo che molte delle critiche emerse siano valide. Il settore (in generale) ha problemi con la monetizzazione.
Sono 2 i principali motivi per cui la blockchain fa ancora fatica a entrare nella vita dei gamer
1. I giochi solitamente sono divertenti perché non hanno nulla a che fare con la realtà, la monetizzazione porta invece un pezzo di realtà nel gioco.
2. La maggior parte dei giochi sono “skill-based”, ovvero richiedono un certo tipo di abilità da parte del giocatore per poter essere portati a termine e/o vincere, quindi, i soldi reali immessi nell’ecosistema del gioco non dovrebbero portare nessun vantaggio competitivo al giocatore (Pay per Win).
L’introduzione di meccaniche di monetizzazione che non intaccano l’esperienza di gioco, sono da sempre una delle più grandi sfide delle case di produzione videoludiche.
È da anni ormai che il modello di monetizzazione adottato è stagnante.
All’interno di quasi tutti i giochi vengono inserite un’infinità di micro-transazioni, più o meno necessarie per rimanere al passo con gli altri giocatori.
Il 50% dei fondi delle gaming company vengono spesi in marketing e nello studio dell’utente all’interno della piattaforma, mentre il contenuto e l’intrattenimento sono passati in secondo piano.
Come team pensiamo che il mondo cripto, grazie alla tecnologia blockchain, possa allineare gli incentivi tra giocatori e sviluppatori di giochi.
Per i giocatori vediamo diversi benefici, tra cui:
Proprietà digitale: nei giochi tradizionali, i giocatori acquistano oggetti digitali (ad esempio le skin di Fortnite) che in realtà stanno solo “affittando” dall’azienda, in questo caso Epic Games.
Quando le risorse del gioco diventano NFT, c’è un nuovo livello di garanzia per il giocatore.
Nel caso in cui il gioco smettesse di funzionare, altre parti possono teoricamente intervenire per dare di nuovo utilità a quel asset, o in altri casi potrebbe mantenere una validità a livello collezionistico.
Mercati secondari: la proprietà digitale permette ai giocatori di conservare il valore dei loro investimenti fatti in gioco nel caso in cui volessero cambiare piattaforma.
Per esempio una spada acquistata in un gioco fantasy, potrebbe essere rivenduta su un mercato secondario e il valore generato dalla vendita potrebbe essere investito per acquistare una macchina in un gioco di corse.
Reputazione on-chain: i giocatori possono portare la loro identità in qualsiasi gioco creando dei profili on-chain trasversali all’ecosistema.
Non solo benefici per i giocatori, anche per chi sviluppa:
Allineamento economico: la condivisione di una parte dell’economia con i giocatori porta a un costo di acquisizione utente più basso e a una maggiore fidelizzazione.
Miglioramento della monetizzazione: opportunità di monetizzare in modo più ponderato i giocatori rispetto al modello free-to-play in cui, in media, meno del 2% dei giocatori acquista effettivamente oggetti di gioco.
La capacità di monetizzare questa “coda lunga” di utenti deriva da una maggiore disponibilità a spendere, guidata dai vantaggi per i giocatori menzionati nella sezione precedente. Inoltre, è possibile catturare l’attività del mercato secondario che in precedenza sarebbe andata persa nei mercati grigi periferici.
Questi sono solo alcuni dei vantaggi che utenti e sviluppatori possono ottenere dall’integrazione della tecnologia blockchain all’interno dei giochi.
Presto o tardi i due mondi si accorgeranno di essere estremamente compatibili e a quel punto l’evoluzione del settore sarà un processo naturale.
Ma il vero tassello mancante, secondo me, è esattamente a metà tra i due mondi, web2 e web3.
L’esperienza utente per chi si interfaccia ai giochi web3 oggi è terribile. Troppi tecnicismi e passaggi, soprattutto per le nuove generazioni, figlie del “tutto e subito”.
È sufficiente pensare a quanti passaggi sono necessari per la creazione di un wallet (fondamentale per ogni operazione web3) o al numero di transazioni tra CEX (Exchange centralizzato) e DEX ( Exchange decentralizzato) che un possibile giocatore dovrebbe fare prima di riuscire a ottenere la moneta del gioco a cui vuole giocare.
Da giocatore e da amante della blockchain ho pensato a Pepper, una soluzione definitiva che anticipa un’evoluzione inevitabile del settore gaming. Una piattaforma che svolge tutti i passaggi più complessi e noiosi per una utenza che in realtà vuole solo passare qualche ora spensierata giocando.
Proprio per questo, credo fortemente che affinché il mercato del gaming possa sbloccarsi verso una direzione più web3 sia necessario levigare il ponte tra i due mondi diminuendo l’attrito tecnologico










