Osservando gli ultimi decenni e in particolare a far data dagli anni 2000, ci si accorge che, prima o dopo, la realtà incontra l’innovazione e, spesso o quasi sempre a dire il vero, la prima tende ad adattarsi alla seconda migliorandosi.
La realtà (economica, sociale, finanziaria..) che ci circonda tende sempre più, fortunatamente, a smussare gli angoli retti verso soluzioni sempre più condivise, flessibili, aperte e accessibili riprendendo (tentando di raggiungere, o meglio inseguire), nella sua accezione più ampia possibile, il modello dell’economia circolare definito dall’Unione Europea quale “modello di produzione e consumo che implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti il più a lungo possibile”.
Il tema di cui alla premessa si riferisce in maniera assai più profonda alla c.d. “obsolescenza prematura dei prodotti” che noi tutti oggi utilizziamo quali semplici accessori e per i quali, ormai, ci siamo adattati (senza troppi sforzi) alla logica (propria invece dell’economia lineare) del “Take-make-dispose”, trascurandone la reale e fattiva componente “innovativa” o quella che potrebbe esserci semplicemente traendo vantaggio dalle nuove tecnologie per accelerare la realizzazione di un’economia circolare.
Siffatta transizione verso un’economia progressivamente più circolare risulterà, oggi, maggiormente impellente e manifesta in quanto, volgendo lo sguardo indietro di 7 anni, già da allora lo stesso Parlamento europeo ammoniva un forte “aumento della domanda di materie prime e allo stesso tempo […] una scarsità delle risorse: molte delle materie prime e delle risorse essenziali per l’economia sono limitate, ma la popolazione mondiale continua a crescere e di conseguenza aumenta anche la richiesta di tali risorse finite” (Parlamento Europeo, 2015).
Il punto sul quale occorre soffermare l’attenzione e la nostra analisi teorica è una rinnovata concezione del “pensiero sostenibile” che necessariamente aprirà le porte ad un imprescindibile connubio con l’innovazione tecnologica rappresentata dalle principali tecnologie oggi maggiormente utilizzate, basando le proprie azioni su un concetto chiave quale la “condivisione delle informazioni”.
Pensiero eletto, quello della “condivisione delle informazioni”, che individua la sua panacea tecnologica nella blockchain, database decentralizzato e distribuito (rectius: condiviso) dove le informazioni aggiunte al suo interno vengono, per la particolare genetica di questa tecnologia, validate dagli stessi partecipanti al “network” distribuito possedendo, ciascuno di essi, una copia dell’intero database di informazioni del registro, riscrivendo de facto lo scambio di informazioni nell’epoca moderna.
Per la natura di cui è investita, infatti, la blockchain, anche unitamente e congiuntamente ad altre tecnologie quali Intelligenza artificiale e IoT, solo per citarne alcune, può certamente contribuire a raggiungere la circolarità̀ di un modello economico monitorando automaticamente i processi di produzione e la parte finale della vita di un prodotto, realizzando una trasparenza dei dati e delle informazioni accessibile a tutte le parti della catena del valore di un determinato prodotto.
Il pensiero di cui sopra, per vero, non risulta isolato se prendiamo in considerazione altri parametri di sostenibilità da cui trarre considerazioni positive e a supporto del valore intrinseco della tecnologia blockchain nel contribuire alla realizzazione di modelli di economia circolari e, dunque, sostenibili.
In quest’ottica, le modalità attraverso le quali sarà possibile utilizzare la tecnologia blockchain in chiave sostenibile sono diverse e molteplici ma è sulla catena di fornitura e dunque, in ultima istanza, sulla trasparenza delle informazioni generate dalla pluralità di attori coinvolti nel processo di produzione, che la blockchain mostra le migliori sfumature di una cointeressenza naturale al tema dell’economia circolare.
È, d’altronde, realtà fattiva l’interferenza (talvolta in termini positivi, altri meno) della “globalizzazione” nella gestione degli approvvigionamenti di materie prime che naturalmente apre il vaso di pandora del (forse spesso voluto) “non completo e poco trasparente coordinamento” tra tutti gli attori della filiera
Riprendendo per un solo momento il concetto della “obsolescenza prematura dei prodotti”, è del tutto evidente come tecnologie quali la blockchain, fisiologicamente deputate alla tracciabilità (e immutabilità) dei dati, contribuiscano efficacemente, quali presupposti essenziali alla circolarità, al raggiungimento di modelli di economia circolari attraverso una costante “certificazione” dell’intero percorso di vita di un dato prodotto evidenziando potenziali (ad oggi assai presenti) esternalità negative ed asimmetrie informative attesa la sempre più crescente rete di relazioni d’affari inserite in un processo di creazione e fornitura di valore guidato dall’ottimizzazione dei costi.
Le impervie problematiche che la pandemia da Covid-19 ha evidenziato, hanno concorso a spostare i riflettori proprio, ma non solo, sulle inequivocabili fragilità e vulnerabilità delle catene di approvvigionamento (supply chain) a livello internazionale.
Ecco, pertanto e per quanto sin qui esposto, volgendo altresì il nostro sguardo ai 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (c.d. Sustainable Development Goals (SDG’s)) delineati dalle Nazioni Unite, senza alcuno sforzo teorico sarà possibile sostenere come la blockchain, nelle sue principali caratteristiche intrinseche e architetturali quali “sicurezza” e “trasparenza”, possa realisticamente porsi, come già è, una delle principali tecnologie “abilitanti” il perseguimento (e auspicabile raggiungimento) di modelli di economia circolare e sostenibili.
Si pone quindi come non più necessaria bensì imprescindibile la transizione da un modello economico lineare ad un modello economico circolare, che aneli ad una importante limitazione del dispendio di materia ed energia in ingresso, minimizzando scarti e perdite e ponendo un’adeguata attenzione alla prevenzione delle esternalità ambientali negative al fine di una concreta realizzazione di nuovo valore sociale, ambientale e, non da ultimo, consumeristico.
Concludendo e tirando le fila dei pensieri offerti e riprendendo un assunto tratto dalla Ellen MacArthur Foundation deve apparire chiaro come la transizione verso l’economia circolare non consiste solamente nella regolazione e cancellazione degli effetti negativi dell’economia lineare, rappresentando al contrario anche (e forse principalmente) un cambiamento sistemico che sviluppa una resilienza a lungo termine, migliora il business e le opportunità economiche, e fornisce benefici ambientali e sociali.
A voler essere più espliciti, il combinato disposto tra teoria e tecnologia risulta solo in via parziale potenzialmente idoneo nel raggiungere una innovativa e condivisa visione economica e sociale.
Senza una rinnovata visione culturale che oltrepassi le logiche attuali e accolga scenari sostenibili a livello ambientale, economico e sociale, saremo costretti ad osservare l’innovazione senza però comprendere i reali e fattivi benefici che le tecnologie possono effettivamente “donarci” trovandoci a fare i conti, metaforicamente e in chiave moderna s’intende, con il paradosso di Zenone: la tecnologia ha un vantaggio che siamo in grado di raggiungere, ma mai di superare.
Dott. Alessandro Toschi










