Quello della blockchain è un mondo trasformativo, che vuole innescare un processo di “distruzione creativa” necessario per l’evoluzione del business.
In quanto tale, esiste un approccio (rivoluzionario) delle startup blockchain che puntano tutto sulle caratteristiche della nuova tecnologia in termini di decentralizzazione, resistenza alla censura e trasparenza ed esiste l’approccio (evolutivo) degli incumbent che puntano ad inglobare la nuova tecnologia per aggiornare i modelli di business correnti in un senso maggiormente disintermediato e automatizzato.
In questo secondo scenario, un tema di importanza primaria è il “collegamento” tra i processi interni dell’organizzazione e l’ecosistema esterno, composto da fornitori, competitor e auditor, nonché ovviamente dai clienti, in cui la blockchain gioca il ruolo di trusted third party virtuale.
Ci si riferisce a questo “livello” di collegamento – tra la blockchain e i processi interni dell’organizzazione, che girano sui sistemi on premise e/o cloud come per esempio le piattaforme di Service Management, i CRM e gli ERP usati in azienda– come “Layer 2” perché rappresenta il collegamento tra il ledger (inteso come Layer-1) e i sistemi all’interno della “bolla” organizzativa.
In questa nuova area, che rappresenta un’estensione dello stack blockchain, si collocano funzionalità importanti per la privacy e la non disclosure dei dati, lo scambio di informazioni peer-to-peer e l’interazione con diverse tipologie di blockchain e sistemi di business, in una vasta API Economy che include sia servizi centralizzati che decentralizzati.










