A poco più di dieci anni dall’avvento della blockchain, l’ecosistema internazionale si presenta ancora poco maturo e poco strutturato. Sul fronte delle applicazioni basate su architettura distribuita, troviamo un buon numero di progetti pilota o iniziative sperimentali e pochi progetti strutturali. Riguardo alle criptovalute, sono nell’ordine delle migliaia nuovi progetti di altcoin, spesso puramente speculativi; parlando poi di pagamenti, va purtroppo constatata l’inerzia dei sistemi economici e finanziari, ad oggi solo pochissimi operatori – come ad esempio Tesla – si sono aperti a questa opportunità.
Segnali positivi si intravedono sul fronte degli investimenti in crypto assets (principalmente Bitcoin): investitori istituzionali – anche colossi della finanza – hanno aperto posizioni in questo campo o avviato nuovi strumenti finanziari per portare l’investitore retail sul mercato. Importanti progressi si riscontrano poi nel mondo delle stablecoin: la Cina sta avviando il digital-Yuan, la Federal Reserve sta discutendo del digital-Dollar e la BCE del digital–Euro.
Alla luce di questo scenario, si può desumere l’enorme potenzialità di questo settore ancora da esprimere: tante opportunità sul campo che vedranno sfidarsi le economie di tutto il mondo in questa corsa globale.
Come Italiani dobbiamo chiederci: “possiamo competere a livello internazionale?” La risposta è: “certamente sì”. Abbiamo tanti professionisti specializzati in questo ambito che già da anni hanno scelto di avviare la propria attività o di supportare un’iniziativa d’impresa all’estero. Molti li ritroviamo in Paesi che hanno saputo salire sul tempo su questo treno come il Regno Unito o Singapore, Paesi anche molto vicini come la Svizzera.
La politica italiana ha dunque sulle proprie spalle la grandissima responsabilità di agire in fretta e attraverso iniziative adeguate. Fondamentale sarà il lavoro dell’Intergruppo Parlamentare Blockchain avviato dal collega Deputato Davide Zanichelli. Grazie al lavoro dell’intergruppo, che vede la partecipazione di rappresentanti di tutte le forze politiche, saremo in grado di elaborare proposte politicamente condivise grazie all’aiuto di tanti esperti. Rimane un concetto già noto: “less is more” se si parla delle frontiere dell’innovazione tecnologica. Concetto molto difficile da applicare in Italia, troppo spesso in euforia da over-regulation.
Il focus dell’iniziativa politica dovrà essere quello di legittimare il settore. Agli occhi dei diversi operatori – professionisti, imprenditori, investitori – questo potrebbe essere un primo importante segnale per iniziare a costruire qualcosa nel nostro Paese. Lo abbiamo già visto fare in altri Paesi come in Svizzera o in Germania. Un secondo passo necessario sarebbe quello di emanare le linee guida AgID in tema di smart contracts, attese da tempo poiché disposte per legge già con il Decreto Semplificazioni del 2019. Fondamentale sarebbe poi un intervento sul piano fiscale. Ad oggi i possessori di criptovaluta si trovano in un vero e proprio vuoto normativo. Gli stessi esperti si dividono sull’inquadramento fiscale poiché lasciato a pure interpretazioni.
Infine, sul piano Europeo, sarebbe importante un’iniziativa strutturata della Banca Centrale. L’introduzione di un digital-Euro aprirebbe a tante nuove opportunità per consumatori e imprese, legittimando sistemi di pagamento digitale basati su tecnologia distribuita. L’Italia può e deve dare una spinta propulsiva a questa iniziativa così importante.
In tutto questo percorso la politica e le istituzioni preposte avranno un ruolo centrale. Un ampio dibattito pubblico sarebbe oggi più che mai necessario per affrontare questa sfida. Saliremo su questo treno o rimarremo fermi in stazione – oppure a traino di altri Paesi – solo se riusciremo a prendere le giuste decisioni nel più breve tempo possibile.










