Direttore responsabile: Giovanni Capaccioli

La nascita di Affidaty: una storia da raccontare

Affidaty nasce nell’aprile del 2016 dall’idea di Dane Marciano, CEO e Founder della società che, insieme ai 4 soci co-fondatori Niccolò Quattrini, Riccardo Setti, Marco Balduini, Jacopo Perillo e alla loro determinazione, oggi può dirsi autrice di soluzioni innovative e rivoluzionarie volte all’identificazione e all’approfondimento delle più moderne tecnologie di gestione e condivisione dei dati.

Nel 2017, Affidaty, si trasforma in una Società per Azioni consolidandosi sul mercato e sviluppando la propria tecnologia, tanto che nel novembre dello stesso anno diventa anche co-founder, assieme a colossi multinazionali e allo stato del Lussemburgo, di Infrachain, organizzazione che intende promuovere ogni utilizzo e applicazione della tecnologia blockchain in ambito Data Protection (GDPR).

Come nasce un’idea…

Tutto ebbe inizio nel 2007, quando decisi che sarei diventato il più grande costruttore edile che l’Europa avesse mai visto… A quel tempo fui promotore dell’iniziativa Gruppo Leonardo Toscano che vide la sua fondazione nel 2008 nella forma giuridica di consorzio e cominciai a lavorare nel settore edile come General Contractor. Furono anni meravigliosi per la mia carriera, niente sembrava contrastare il mio sogno a quel tempo. Non passò molto che fummo incaricati di svolgere lavori prestigiosi e di grande gratificazione e tutto sembrava andare nella direzione giusta.

Tuttavia, gli anni funesti e la crisi si fecero sentire sempre più e cominciammo ad avere ritardi nei pagamenti e, con il tempo, questo creò sempre più problemi nelle aziende consorziate. Le scarse finanze cominciavano a compromettere le relazioni societarie logorando l’animo della azienda fino alla sua disfatta che avvenne nel 2012. Vidi infrangersi un sogno a causa della mancanza di strumenti tecnologici che avrebbero potuto aiutare molte aziende del settore edile a sopravvivere…

Questa esperienza mi investì come un treno in corsa: non ritenevo plausibile che al tempo degli smartphone con riconoscimento digitale vi fosse ancora la possibilità di nascondere la scarsa responsabilità finanziaria di soggetti commerciali.
L’amarezza di questo fallimento mi portò a Tallinn in Estonia dove, per affari, ebbi il piacere di conoscere italiani che si erano trasferiti in questo territorio pieno di opportunità. Passai lì alcuni giorni con persone competenti che mi mostrarono i vari cantieri in via di realizzazione.

Una mattina, poco prima di ripartire per l’Italia, io e uno dei soci di questa iniziativa facemmo colazione insieme e, uscendo per raggiungere l’aeroporto, mi accinsi ad attraversare la strada fuori dalle strisce pedonali per raggiungere la sua auto velocemente. A quel punto mi sentii afferrare il braccio, mi arretrai stupito e, curioso di questo gesto, domandai perché mi avesse impedito di attraversare. Così, mentre passeggiavamo per strada, egli mi disse che a Tallinn, come in tutta l’Estonia, vi è un rispetto profondo per le regole e che, con molta probabilità, mi avrebbero investito se non avessi rispettato le segnalazioni semaforiche.

Ci avviammo in prossimità del semaforo e, a quel punto, egli portò la mia attenzione verso una locandina gratuita locale presente in tutti i punti di raccolta quali fermate dell’autobus e attraversamenti pedonali. Indicando il quotidiano mi disse che in Estonia vi è addirittura una “gogna” dove vengono recensiti tutti coloro che commettono infrazioni del codice della strada, mancati pagamenti, e varie scorrettezze verso la società; mi racontò le usanze del territorio ed io che ascoltavo con attenzione fui illuminato da queste abitudini locali…

Pensai che se questo tipo di attitudini fossero state presenti anche in Italia forse, quanto era accaduto, non sarebbe successo.

Propositi

Il viaggio a Tallinn cambiò profondamente il mio modo di vedere le cose e decisi che dovevo fare qualcosa per contribuire ad un problema che persisteva a molti livelli della società. La dematerializzazione dei confini, del denaro e delle relazioni sociali stava portando alla perdita totale di valori sui mercati. Giacché in disgrazia delle mie precedenti esperienze mi resi conto che allo stato attuale delle cose, le interazioni sociali badavano più all’apparenza che alla sostanza, fino al punto che non contavano più né l’onore né la dignità individuale. Fu questo il momento in cui, ricordando quanto accadeva a Tallinn, ebbi un’illuminazione e pensai che se ci fosse stato un modo per tracciare i pagamenti commerciali in via digitale, molte disavventure si sarebbero potute evitare. Quindi, armato di coraggio, cominciai a studiare possibili soluzioni con la volontà di riportare nelle relazioni sociali uno strumento volto a favorire Lealtà, Correttezza, Trasparenza e Buonafede. Non passò molto che mi imbattei nel modello di Centrale Rischi Bancaria, dove potei apprendere le tecniche utilizzate dalle banche per proteggersi l’una con l’altra dai cattivi pagatori. Cosi, coinvolsi un commercialista, un avvocato e un economista per dibattere quanto avevo pensato di realizzare.

Affrontammo lunghe discussioni sui possibili risvolti negativi di questa avventura, tuttavia non importava, i propositi erano troppo più forti dei rischi.

Cominciammo a lavorare sodo per costruire sulla carta un framework che consentisse di inviare un contratto e tracciarne il pagamento in modo oggettivo: studi e studi di architettura informatica ci resero presto chiaro quanto fosse complicato il realizzare un software…

Tuttavia, dopo mesi di lavoro, a fine 2015 avevamo un’architettura che almeno sulla carta avrebbe potuto risolvere il problema dei pagamenti tracciando le obbligazioni sostanziali dei contratti e i rispettivi pagamenti in scadenza, in modo da rendere possibile una centrale rischi commerciale.

Infatti, tutto nacque inizialmente da una semplice conclusione: se le banche si proteggono identificando i pagatori in un circuito d’informazione collettiva, perché questo non può essere fatto anche per chi affitta un immobile, presta un servizio commerciale o offre prestazioni professionali?

Quindi fondammo Affidaty con il proposito di contribuire alle relazioni commerciali.

Possibili soluzioni CR commerciale

Eravamo già nell’era dei Big Data eppure non vi erano dati sulla responsabilità finanziaria a livello commerciale e pertanto pensammo ad una architettura che, attraverso una innovativa forma di commercio digitale, contribuiva alla generazione di informazioni con un protocollo “Rating”, ovvero un sistema che permettesse operazioni digitali tramite un processo di tracciamento delle obbligazioni contrattuali. Un soggetto appaltatore inviava il contratto a un soggetto contraente e quando venivano versati i pagamenti il sistema registrava la transazione avvenuta con successo secondo le regole contrattuali in maniera oggettiva. 


“La Track Record History dei pagamenti del debitore, di esclusiva proprietà di quest’ultimo, sarebbe stata registrata in un apposito cassetto all’interno del suo ID, dove sarebbe rimasta protetta dalla crittografia più sicura, fino a che egli stesso non avesse deciso di far evincere la sua storia acquisti creditizia commerciale ad un altro soggetto”. Il sistema doveva essere un ecosistema ternario programmabile e standardizzato definito “Pay-Contract-Rating” che avrebbe dovuto facilitare il rapporto commerciale “on demand” tra i traders in modo sicuro e globale e che avrebbe dovuto consentire di negoziare condizioni commerciali tracciandone gli esiti e generando valore.

Come funzionava:
 


Pay:

Era il protocollo che permetteva trasferimenti di valore (PAGAMENTI) tra soggetti attraverso lo scambio di asset, previa definizione delle regole di scambio nel contratto digitale.


Contract:

Era la parte del sistema che permetteva a chiunque di scrivere le regole d’ingaggio consentendo ad un soggetto venditore di registrare digitalmente le obbligazioni sostanziali permettendo di scrivere i termini e le condizioni di fornitura e pagamento del contratto.


Rating:

Il match delle obbligazioni di pagamento ed il pagamento stesso avrebbero generato un’informazione organizzata in un formato unico, comprensibile e riutilizzabile.


Con questo sistema sarebbe stato possibile garantire la permanenza dei dati sulle abitudini di spesa aprendo nuovi scenari di mercato su tutti i livelli. Dalle relazioni commerciali internazionali, agli studi sulle tendenze e i consumi, fino alla previsione statistica degli scenari economici. 


Con il senno di poi ricorda molto Libra…

Analisi

A fine del primo ciclo di lavoro avevamo in mano una soluzione concreta che potevamo sviluppare e rendere accessibile a tutti liberamente, tuttavia qualcosa non andava, il sistema non decollava, riceveva obiezioni di vario genere nonostante fosse effettivamente necessario: le persone non si fidavano ad utilizzarlo e quindi decidemmo di avvalerci di consulenza esterna coinvolgendo una partner di Deloitte che, a titolo amichevole, ci concesse un tavolo challenger con alcuni tecnici esperti di sistemi informatici e controlli di gestione.

Lo ricordo come il tavolo delle 100 domande in cui diedi 99 risposte corrette tranne una, la centesima:

“Perché dovrei mettere i miei contratti nella tua banca dati? Chi garantisce la riservatezza, Affidaty?”

A questa domanda, da imprenditore non potevo esimermi dal fatto oggettivo che sarebbe stato come chiedere di raccontare alla nostra azienda ogni segreto commerciale: i clienti avrebbero dovuto concederci un enorme fiducia per accettare questa condizione ed era una richiesta inaccettabile da parte di chiunque…

Come potevamo fare?

Tornammo al tavolo di lavoro consapevoli che doveva cambiare qualcosa affinché questo progetto vedesse la luce. Il problema era la fiducia, non potevamo chiedere alle aziende di riporre in noi così tante aspettative poiché non ci avrebbero mai concesso una così grande responsabilità.

Fu allora che il Prof. Andrea della Croce ci suggerì per la prima volta la tecnologia blockchain come possibile soluzione al problema della fiducia.

Alla scoperta della Blockchain

Cominciammo ad indagare studiando le poche informazioni disponibili a quel tempo: pagine piene di niente…

Arrivammo zoppicando al W.P. di Bitcoin scritto da Satoshi Nakamoto che, seppur discorsivo, era veramente complesso da comprendere… Dopo giorni di analisi di questo documento, interpretammo il potenziale tecnologico di base e decidemmo di utilizzare questa tecnologia che prometteva di risolverci il problema della fiducia…

Cosa era cambiato Davvero

Niente di nuovo rispetto a ciò che facevano e fanno aziende come Mastercard, Visa, Union-Pay, ecc., da decenni…

Fino a prima dell’avvento tecnologico della blockchain promosso da Satoshi Nakamoto, infatti, vi era una concezione di sicurezza basata su sistemi centralizzati che, per essere mantenuti attivi, avevano ed hanno dei costi enormi da sostenere, atti a garantire efficienza delle comunicazioni, sicurezza dei sistemi e garanzia che non vi sia un furto o una manomissione.

A queste caratteristiche dobbiamo aggiungere il fattore credibilità, ovvero la “Fiducia”, che diamo a queste infrastrutture deputate a determinare con esattezza “dare e avere” delle parti.

Per fare un esempio semplice, immaginiamo quanto dobbiamo essere credibili per essere autorizzati a tenere il registro di tutte le spese effettuate con una carta di debito o di credito a livello internazionale… per questa ragione, dietro a queste grandi aziende vi è sempre una componente statale; nel caso di Mastercard e Visa sono FED e MFI, ovvero le uniche autorità riconosciute dagli istituti di credito e dalle banche in generale come affidabili.

In parole povere quando un possessore di carta spende dei soldi in un negozio in qualunque parte del mondo con una carta di credito o di debito su circuito Mastercard o Visa, questa transazione viene annotata sul registro centralizzato e inaccessibile al fine di consentire un accesso alle banche cui è riferita quella transazione specifica, consentendo loro di calcolare con esattezza quanto prelevare dal conto dell’emettitore di denaro e trasferirlo con successo al conto del ricevitore dal quale è stato effettuato l’acquisto con denaro elettronico.

Ovviamente questa gestione comporta dei costi enormi di mantenimento delle infrastrutture, delle linee di comunicazione e della gestione organizzata e, per questa ragione, la tecnologia del registro di fiducia è stata applicata solo al mondo del denaro, poiché solo esso poteva giustificare costi così alti per la gestione sicura di asset digitali.

Con la tecnologia Blockchain questo costo è passato da 100 a 10 e, grazie a questa riduzione di costi, lo stesso processo può essere applicato in campi dove prima non era sostenibile.

Infatti, l’importante cambiamento che la tecnologia Blockchain porta con sé affonda nel paradigma “dell’Autorità”, ridefinendo i modelli di “Fiducia” in scenari che renderebbero possibili infiniti “Concept” capaci di coadiuvare nuove architetture sostenibili in migliaia di scenari.

Gli Smart-Contract infatti, essendo protocolli sicuri e inviolabili, permettono di scrivere in Blockchain tramite regole predefinite e applicate in autonomia dagli algoritmi della Blockchain stessa e, qualunque regola venga data a questi contratti intelligenti, essi faranno sempre il loro lavoro in modo impeccabile ed inviolabile. In conseguenza a quanto detto, questo scenario ha conquistato la vetta delle tecnologie più discusse durante gli ultimi 5 anni.

Come Potevamo usare questa tecnologia

Abbiamo cominciato quindi ad avventurarci verso l’utilizzo di questa tecnologia, da principio su Bitcoin, ma purtroppo non gestiva gli Smart-Contract che erano essenziali per il nostro protocollo Pay-Contract-Rating, quindi siamo passati ad Ethereum e abbiamo lavorato alla definizione sistematica dei principi di base fino a raggiungere la parte Pay, dove ci siamo accorti, tramite un calcolo semplice, che non era sufficientemente veloce per sostenere i numeri che avremmo potuto raggiungere con poche decine di aziende…

Quindi siamo giunti alla conclusione che le poche catene pubbliche disponibili (Ethereum, Bitcoin, ecc.) portano con sé dei limiti significativi che non hanno permesso l’espansione di questa tecnologia in ambito industriale come prometteva inizialmente tutto il complesso tecnologico della blockchain.

Queste tecnologie pubbliche non sono sufficientemente Veloci e quindi non sono applicabili al mondo dell’industria, dove invece ce ne sarebbe più bisogno; non permettono pagamenti in Valuta FIAT, quindi le aziende si trovano costrette ad aprire conti in paesi che ne riconoscono valore legale; non forniscono certezza di chi siano i responsabili delle strutture ove risiedono i nodi, quindi il registro, che, anche se anonimo, potrebbe essere amministrato ovunque e in modo incontrollato fino al punto che potrebbe addirittura divenire nuovamente centralizzato in grandi miniere che ne deterrebbero il controllo come ad esempio Genesis Mining e Bitmain, che già adesso detengono una buona parte del consenso.

Questo avviene per una semplice logica economica: se tutti possono diventare minatori, i minatori più ricchi saranno sempre più grandi ed incentiveranno sempre di più i piccoli minatori ad aggregarsi nella loro mining farm come minatori in cloud, poiché avranno meno gestione, meno costi individuali di energia e meno problemi amministrativi, quindi, con molta probabilità, tutto si riconcentrerà nelle mani di pochi eliminando il beneficio che questa tecnologia prometteva al mondo.

Questo non è l’unico problema: dobbiamo aggiungere il fattore sostenibilità che, come potete leggerete qui, rappresenta un vero e proprio spreco inutile di risorse: le transazioni costano troppo e non permettono di svolgere attività sistematiche su singoli hash, bensì solo a blocco limitando quindi l’applicazione a processi aggregati.

A questo punto diviene sempre più chiaro come mai nonostante le mille promesse di questa tecnologia non ci fossero stati fenomeni dilaganti al di là delle criptovalute…

Capimmo così che le blockchain pubbliche non potevano sostenere scenari complessi di vita reale a causa dei limiti significativi a livello tecnologico che nascondevano in seno.

Tutto questo mise la nostra azienda nella costrizione di valutare tecnologie alternative come le blockchain private, perciò passammo dall’una all’altra nella speranza di trovare soluzioni che permettessero di realizzare il nostro proposito tecnologico con successo e, quindi, cominciammo ad approfondirle prima che venissero definite “DLT”; così, passando dalle complesse interfacce di grandi società, ci imbattemmo in scenari incomprensibili e privi di trasparenza, intuendo subito che qualcosa non quadrava.

Difatti, approfondendo a più livelli la questione, ci rendemmo conto che questi concept privati altro non erano che una buona ragione per vendere “Cloud” a peso d’oro.

Ci apparve chiaro da subito, perlustrando la documentazione contrattuale, che rendevano disponibili dei portali developer, previa accettazione della stessa documentazione, che consentivano l’accesso alle infrastrutture.

Da questi documenti si evince infatti i propositi societari e la gestione delle responsabilità a vari livelli, come ad esempio la distribuzione dei nodi e la Centralizzazione della governance.

A questo punto, capimmo che non aveva senso usare questa tecnologia che, centralizzando il controllo delle infrastrutture, riportava la componente della fiducia ad un singolo soggetto al costo esorbitante di decine di migliaia di euro l’anno anche per una Start-up come la nostra…

Mele & Pere

Dovevamo operare una scelta: mandare tutto a monte e dedicarci ad altro oppure perseverare e trovare una soluzione alternativa.

Ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo lavorato sodo per capire cosa fare… alla fine di una lunga serie di analisi, trovando una possibile strada teorica, ci confrontammo a lungo su come dovevamo programmare la catena e le varie interfacce. Poi, un giorno, l’assemblea decisiva: ci trovammo in riunione con tutte le risorse tecniche disponibili al quel tempo e, in estemporanea, parlammo a lungo sul da farsi…

Ore e ore a discutere di quanto fosse complesso intervenire su questo tipo di codice, sui rischi economici che ne sarebbero conseguiti se avessimo fatto scelte che non avessero funzionato.

Prese la parola uno dei nostri storici programmatori e, con sguardo perplesso, mi disse:

“Dane, tu vuoi mischiare mele e pere in una tecnologia che non conosce quasi nessuno, è una scelta rischiosa”.

Preso dall’entusiasmo decisi che non avrei dovuto farmi influenzare dalla bella prospettiva di divenire fornitore della tecnologia di base e, con fare lascivo, decisi che mi sarei preso qualche giorno di riflessione prima di decidere… Il giorno successivo chiesi un segno all’ignoto, la domanda era semplice, mischio mele e pere consapevole di non avere abbastanza risorse finanziarie per questa avventura, oppure cambio rotta e adatto la nostra struttura alle tecnologie esistenti portandomi dietro i loro limiti? Passarono i giorni e venne il fine settimana, durante il quale passò a trovarmi mia madre. Parlammo a lungo sui propositi che risiedevano in cuor mio al riguardo, le chiesi consiglio e lei mi rispose che dovevo fare ciò che mi sentivo… Si fece tardi, quindi decisi che l’avrei accompagnata alla macchina che distava poche decine di metri dal mio garage. In prossimità della sua auto intravidi un quadro abbandonato proprio lì a fianco, c’erano vetri rotti a terra e la cornice era un po’ malmessa. La mia curiosità superò il pregiudizio e lo girai per vedere cosa raffigurasse…

Incredibilmente il quadro era una raffigurazione bidimensionale nero su bianco di mele e pere…

Non esitai nemmeno un istante, fotografai il quadro e lo mandai al nostro product manager dicendogli con stupore cosa era accaduto… ci telefonammo e gli dissi che

questo era il segno che cercavo e che il da farsi ormai era chiaro: avremmo affrontato la Valle della Morte…

Entusiasti e stupiti mettemmo subito in ordine le idee per cominciare questa avventura a fine 2016… da allora abbiamo sofferto e lavorato sodo senza guardare l’orologio, giorni pieni di riunioni interminabili e telefonate a qualunque ora del giorno e della notte per coadiuvare questo progetto.

Resilienza era la parola chiave: con passione abbiamo lavorato anni cercando di rendere scalabile una tecnologia che prometteva di offrire al mondo una via alternativa al cloud e alla “fiducia centralizzata”, che consentisse di gestire le informazioni tramite processi organizzati da contratti autonomi, gli Smart-Contract.

Il quadro oggi lo teniamo nella nostra sala riunioni come monito che volere è potere…

Affidaty

Nascita di T.R.I.N.C.I. & Independentchain

Il nostro modello di blockchain ideale, “Trust Rating International Network Central Intelligence”, opera in modo multidimensionale astraendo le funzioni pur mantenendo un codice di base unico e una scalabilità by default in una filosofia strutturale sinottica.

È in grado di mettere in comunicazione Smart-Contract secondo criteri deterministici, demandando le funzioni fiduciarie alla blockchain.

In sostanza permette di creare Smart-Contract interattivi che contengono molte funzioni diverse.

Un sistema intelligente che offre un’alternativa al modo convenzionale e di programmare :

Ratio, -ōnis

• • • • •

Definizione degli elementi Ordine funzionale
Schemi interfunzionali Moduli

Loop (->∞ combinatorio)

La consapevolezza che potevamo fare molto di più con questo motore

Ad un tratto ci eravamo resi conto che potevamo fare molto di più con questo motore, che non c’erano limiti all’immaginazione, che ogni cosa era concepibile su questo modello tecnologico… Perciò, abbiamo cominciato a pensare in grande, molto più in grande…

Ci siamo immaginati un modello per interconnettere le persone a più livelli sociali, intervenendo su protocolli esistenti con l’obiettivo di conseguire benefici tangibili nei processi:

  1. Riduzione dei costi / riduzione degli sprechi / recupero di risorse perse o disperse;
  2. Consolidamento del fatturato / consolidamento dei margini / consolidamento del

mercato;

  • Aumento del fatturato / aumento dei margini / aumento del numero di clienti.

A questo punto, avevamo raggiunto la consapevolezza che avere il motore non bastava, dovevamo realizzare una struttura di nodi in linea con le normative per essere appetibili dall’industria e, quindi, ci siamo messi a lavoro per realizzare una macchina (l’hardware) che fosse capace di performare su consumi energetici, capace di lavorare a varie temperature, ecc.. ecc..

Perciò ci siamo rimboccati le maniche ancora una volta e siamo tornati al tavolo da lavoro e alla fine, dopo molti tentativi, abbiamo raggiunto l’obiettivo.

Ricordo come fosse oggi il giorno in cui ero in Argentina a Buenos Aires per il G20 del 2018 quando mi chiamarono dal concilio di menti esordendo con queste parole:

“Ci siamo superati Boss, i risultati dei test danno stabilità ed efficienza a più del doppio delle nostre stime”.

Fu un momento di gioia imparagonabile, il sogno si faceva sempre più reale, avevamo il primo prototipo di nodi in linea con le normative CE che permetteva la distribuzione e la decentralizzazione delle infrastrutture senza compromettere la stabilità.

Potevamo finalmente realizzare una struttura decentralizzata e certificata composta da nodi ottimizzati per altissime prestazioni a bassissimo assorbimento energetico che avrebbe permesso di minare T.R.I.N.C.I. guadagnando…

Da qui l’ispirazione …