Direttore responsabile: Giovanni Capaccioli

Quanto consuma il mining tradizionale?

A cura di:
Dane Marciano, CEO di Affidaty S.p.A
Giovanni Capaccioli, R&D di Affidaty S.p.A

Quanto consuma il mining tradizionale?

Sostenibilità:

L’argomento della sostenibilità e del consumo energetico è molto delicato, per lungo tempo è stato bypassato, probabilmente non gli è stato data sufficiente importanza e peso, fino a poco tempo fa, nel momento in cui, cioè, Bitcoin e le altre blockchain sono cominciate ad essere sempre più usate, soprattutto da coloro che svolgono il lavoro tangibile: i miners.

Senza il contributo di essi, infatti, la blockchain così com’è stata concepita non potrebbe esistere: i miners, come abbiamo imparato, sono coloro che mettono a disposizione il potere di calcolo dei propri calcolatori (computers) per svolgere le complesse operazioni di apertura e chiusura di un blocco, messa in sicurezza delle transazioni, il consenso.

Questo, però, con le metodologie e tecnologie oggi maggiormente usate, non è affatto un lavoro di veloce tempistica e di basso sforzo computazionale: per effettuare tutte queste operazioni, infatti, i miners pagano un costo, equivalente al consumo elettricità utilizzata, al consumo costante di hardware, alla loro manutenzione continua, gareggiando tra di loro.

In aggiunta a tutto ciò appena descritto, deve essere considerato che il mining sta diventando un lavoro in costante crescita, tanto che le “big whales” (i pesci grossi, le balene) del settore si sono sempre di più sviluppate verso un contesto di mining condiviso, le cosiddette mining pools, enormi centri dove vengono fisicamente installate centinaia (se non migliaia) di macchine per il mining; macchine spesso collegate ad utenti sparsi per il mondo, ma che minano tutti assieme per avere maggiori possibilità di guadagno dal blocco trovato, aperto, chiuso e condiviso con le transazioni al suo interno.

Quanto consuma il mining tradizionale?

La situazione appena descritta, che coinvolge sia big whales che miners più piccoli, crea direttamente conseguenze non trascurabili sul consumo che essi generano. È molto interessante una ricerca fatta di Digiconomist dalla quale si evince che il consumo della rete di Bitcoin ed Ethereum sia maggiore a al consumo energetico dello stato della Siria.

Aggiungiamo qualche numero interessante ai dati: 

  • 14,5 sono i TWh che consuma il modello Bitcoin (equivalente al Turkmenistan = 5 milioni di abitanti);
  • 4,7 sono i TWh che consuma Ethereum  (equivalente alla Moldavia = 3 milioni di abitanti);
  • ISTAT e comune di Milano: la città di Milano consuma annualmente circa 12,3 TWh (2/3 del mining complessivo)

Questi sono solo alcuni dei dati, studiati da fonti autorevoli, che portano a riflettere con molta attenzione costruttiva su tutti i pro che apporta la tecnologia blockchain ed al contempo su elementi che possono essere interessanti punti di riflessione sui quali basare test, studi e messa in pratica di tecnologie parallele o alternative che risolvano i punti deboli evidenziati nel tempo.

Ecco perché sono in molti a proporre e mettere in pratica possibili soluzioni al fine di implementarle alle già sviluppate tecnologie blockchain attuali (come Bitcoin o Ethereum) oppure, ove possibile, migliorative, che vedano quella tecnologia da un punto di vista che aiuti a portare nuove soluzioni.