Motore del cambiamento

Le crisi sono uno dei principali motori del cambiamento della società e infatti è stata la crisi finanziaria del 2008 a dare il via, pochi mesi dopo, a una delle più grandi invenzioni (o rivoluzioni) degli ultimi tempi, introducendo la Blockchain di Bitcoin con il suo valore intrinseco.

Un’iniziativa che, ne sono convinto, è andata addirittura oltre le aspettative dello stesso Satoshi Nakamoto o comunque di molti componenti del team con cui discuteva inizialmente i quali difficilmente potevano prevedere ben oltre 11 anni di ininterrotto funzionamento.

Il Vaso di Pandora è stato aperto così nel gennaio 2009, dando alle persone la possibilità di scambiarsi valore liberamente, che ha il preciso obiettivo (raggiunto) di essere incensurabile.

Scambio di valore

Se negli anni ’80 è stato di fatto reso libero lo scambio di informazioni, dando origine a fenomeni impensabili solo pochi lustri dopo, il libero scambio di valore potrà fare da catalizzatore per applicazioni che ancora oggi  sono inimmaginabili, ancor più per via della creazione di meccanismi che alimentano la fiducia collettiva e l’emersione di una “verità” condivisa da tutti – la blockchain – in un contesto tra parti in competizione tra loro. Aspetti che superano anche la funzione della moneta grazie agli smart contract e altre applicazioni in cui può risultare utile avere appunto una “verità” condivisa e nota a tutti.

Se nei primi anni questi concetti erano noti principalmente agli appassionati ed addetti ai lavori come i lettori di questo blog o a chi, come me, ha un background e interessi personali a cavallo tra l’informatica e la finanza, oggi e soprattutto in futuro essi inevitabilmente si diffonderanno sempre di più, sotto la spinta della curiosità, e, sicuramente, anche di un pizzico d’avidità in chi vede in questa evoluzione un’opportunità di guadagno. 

La sfida si sta spostando sempre di più dal piano tecnologico al piano politico, dato che le novità introdotte inevitabilmente ledono il “monopolio” delle banche centrali, se non altro proprio perché questo era l’altro obiettivo (raggiunto anch’esso) della creazione della moneta di Internet. Ed è per questo che le istituzioni non potranno ignorare il fenomeno.

Autorità politiche e regolatorie come fonte del cambiamento

L’approccio che verrà tenuto in questi anni dalle autorità regolatorie, dato che non potrà evitare l’inevitabile (e cioè il diffondersi della libertà di scambio di valore), sarà determinante sulla velocità con cui questi cambiamenti avverranno, e sui luoghi in cui si concentreranno e condenseranno le competenze.

Ecco perché la politica può compiere un passo strategico se, con lungimiranza, mette da parte la volontà e la tendenza al controllo (su ciò che è nato per non essere censurato) che hanno caratterizzato i meccanismi di politica finanziaria degli ultimi decenni, e accetta il fatto che la generazione della moneta di Internet è stato sostanzialmente sdoganato da un meccanismo che genera fiducia collettiva: è il concetto di fiducia, infatti, che permette la nascita di nuove monete o in generale di unità matematiche a cui le persone riconoscono un valore.

Sono fermamente convinto che le comunità che per prime apriranno le porte alle monete elettroniche avranno un vantaggio competitivo (anche solo per l’espansione della base monetaria circolante) rispetto a chi si mostrerà più titubante.

Certo, questo cambiamento non sarà indolore. Come ogni innovazione, l’eccesso di entusiasmo porta a fare errori di valutazione, basti ricordare la bolla delle “dot-com” del 2001, ed anche in questo caso ci saranno certamente (come ci sono già state) alcune iniziative che hanno dimostrato di avere “i piedi d’argilla”; d’altronde lo stesso hype che molto spesso circonda la parola “blockchain” a volte è associato a prodotti per i quali questa risulta sostanzialmente uno specchietto per le allodole. Ma, superate le turbolenze iniziali, rimarrà il progresso.

La sfida: rendere l’Italia un Paese criptofriendly

Ecco perché la sfida (e il sogno) è che l’Italia possa essere un paese “criptofriendly”, in cui monete virtuali e monete FIAT possano essere affiancate, accettate e riconosciute in una cornice chiara, ed è per il realizzarsi di questa prospettiva che ritengo necessario lavorare da subito anche in Parlamento, sia perché questo significa anticipare il futuro, sia perché in un momento in cui la moneta circolante è sempre meno, l’estensione della base monetaria può costituire anche in termini macroeconomici, una delle risposte alla situazione che stiamo vivendo.
Inoltre, l’Italia, con le sue competenze e i suoi cervelli, ha tutte le carte in regola per giocare una partita da protagonista.

Per rendere il nostro paese “criptofriendly” però è importante, che si diffondano, nella politica e nella società più in generale, le informazioni, la cultura e l’approfondimento su queste tematiche al fine di superare la coltre di diffidenza alimentata dall’ignoranza sul fenomeno. Anche in questo caso, rimane vera la frase che, “il più grande investimento che si può fare nel settore delle cripto, è quello in formazione“.

Davide Zanichelli

Camera dei Deputati – Commissione VI Finanze

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