Il valore del Made in Italy nel settore agro-alimentare e i fenomeni fraudolenti

L’export dei prodotti agroalimentari italiani ha fatto registrare nel 2019 un valore complessivo di 44,6 miliardi di euro, segnando una crescita del 7% rispetto all’anno precedente, con il comparto vitivinicolo a fare la parte del leone per 6,43 miliardi di vendite e un incremento sul 2018 pari al 3,1%[1].

Tuttavia, sebbene queste cifre siano molto rilevanti e ci facciano comprendere in pieno l’enorme potenziale del nostro settore agroalimentare nei mercati (con 310 prodotti di qualità certificati DOP, IGP  e STG, e 525 vini DOP e IGP), ben più sconvolgente è il valore che ha assunto il mercato del falso “Made in Italy” il quale ha raggiunto, secondo un’indagine congiunta di Coldiretti e Filiera Italiana[2], un valore di 100 miliardi di euro, ovvero di oltre doppio del mercato dei veri prodotti italiani.

Il problema è di notevole rilevanza: difatti, ci troviamo ad assistere sovente a fenomeni comportanti  frodi circa la qualità dei prodotti, con alimenti falsificati o sofisticati che, in alcuni casi, possono anche arrecare danni alla salute del consumatore, ovvero ad usurpazioni di marchi, segni distintivi e denominazioni che si sostanziano o in un loro utilizzo senza averne alcuna autorizzazione ovvero andandoli a  rivendicare violando i relativi disciplinari di produzione.

I fenomeni più rilevanti, che hanno trovato anche una loro definizione legislativa[3], sono costituiti dagli atti di pirateria e da fenomeno assai conosciuto dell’ Italian Sounding, consistente nella pratica di utilizzare per un prodotto non italiano un nome che, in qualche modo, possa richiamare l’Italia, magari impiegando anche simboli tricolori e imitando denominazioni e indicazioni protette, con il chiaro intento di confondere il consumatore il quale, conoscendo la qualità dei prodotti italiani è disposto anche a pagare somme più elevate rispetto a quanto avrebbe pagato quel prodotto se non fosse stato apparentato al nostro Paese.

Esigenze di tutela

I danni prodotti da questi fenomeni toccano vari aspetti, a cominciare dal danno di immagine che non solo il singolo prodotto imitato può subire ma l’intera produzione italiana; i danni di tipo commerciale, in quanto questi alimenti, potendo contare anche su politiche di prezzo più aggressive, vanno ad occupare delle considerevoli fette di mercato; infine, gli ovvi danni economici che vanno a colpire l’intera filiera.

Dal quadro fino a qui esposto, emerge chiaramente come vi sia l’urgenza di dover intervenire con forza nel settore[4], andando in primo luogo ad intervenire sui consumatori, facendo in modo che questi abbiano un facile accesso a tutte le informazioni sul prodotto, soprattutto sugli aspetti salutari, in modo da poter fare la propria scelta in tutta sicurezza e consapevolezza e, ovviamente è necessario, in secundis, tutelare il produttore il quale vuole far conoscere ai consumatori la qualità dei prodotti, la filosofia produttiva aziendale e la forza dei propri marchi.

La blockchain come strumento di trasparenza e di tutela

Riuscire a tutelare questi aspetti non è semplice, ma, probabilmente, le nuove tecnologie possono sdoganare delle nuove forme di tutela più dirette ed efficaci.

In questo ambito, viene sempre più in rilievo la blockchain (spiegata al link qui) la quale, avendo tra le sue caratteristiche peculiari la sicurezza e l’immodificabilità dei dati, consentirebbe di avere informazioni puntuali e corrette di tutta la filiera di quel prodotto, la sua vita dal campo alla tavola.

Le implicazioni che questa tecnologia può avere sull’intero settore agroalimentare possono essere molteplici, in quanto:

– il produttore darebbe ai consumatori tutte le informazioni necessarie sul procedimento di produzione e trasformazione del prodotto potendo in questo modo veicolare moltissimi messaggi che, spesso, non riescono ad essere ben comunicati come, ad esempio, l’ ecosostenibilità aziendale e la produzione biologica o biodinamica.

Così facendo, si rende davvero consapevole il consumatore della qualità del  prodotto potendo anche creare, in tempi molto rapidi, una fidelizzazione dello stesso il quale, nel tempo, potrebbe diventarne un valido ambasciatore.

Inoltre, diventando la filiera del tutto trasparente, il produttore potrebbe venire a conoscenza prima della violazione dei propri marchi andando ad attivarsi per tempo prima che i danni diventino troppo ingenti;

– il consumatore, con una tecnologia sicura e semplice, gestibile spesso dal proprio smartphone tramite un’app, vedrebbe soddisfatta la sua esigenza di conoscenza circa la qualità dei prodotti e saprebbe, concretamente, cosa sta andando a mangiare;

– la blockchain (spiegata al link qui), potrebbe tramutarsi anche in un valido alleato per i  Consorzi di tutela e gli Enti accertatori i quali controllando meglio la filiera produttiva, possono andare ad intervenire in maniera mirata ottimizzando tempo e risorse.

Conclusioni

Le potenzialità della tecnologia blockchain (spiegata al link qui) sono ancora tutte da esplorare ma, certamente, ci troviamo di fronte ad uno strumento di trasparenza e di tutela che potrebbe cambiare nettamente il mercato dell’agroalimentare italiano, portando sicurezza e maggiore consapevolezza per tutti i protagonisti della filiera produttiva.


[1] https://www.coldiretti.it/economia/record-storico-per-lexport-di-cibo-italiano-a-446-mld;

[2] https://www.coldiretti.it/economia/tuttofood-100-miliardi-falso-cibo-made-italy-nel-mondo;

[3] Art. 144 Codice della Proprietà Industriale,  Atti di Pirateria: “Agli effetti delle norme contenute nella presente sezione sono atti di pirateria le contraffazioni evidenti dei marchi, disegni e modelli registrati e le violazioni di altrui diritti di proprietà industriale realizzate dolosamente in modo sistematico.

Agli effetti delle norme contenute nella presente sezione sono pratiche di Italian Sounding le pratiche finalizzate alla falsa evocazione dell’origine italiana di prodotti”;

[4] Ciò ha portato il Legislatore ad azionarsi fin dal 2015 con l’istituzione di una Commissione Parlamentare, presieduta dal Dott. Caselli ma, ad oggi, la riforma dei reati agroalimentari è ancora in esame presso il Senato della Repubblica;

L’articolo Applicazione Blockchain al settore agroalimentare: tutela e trasparenza proviene da Affidaty Blog.